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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
Galli - Caringella - Casetta - Giovagnoli - Garofoli
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tra giustizia sportiva, giurisdizione ordinaria e amministrativa
La giurisdizione sulle vicende che gravitano nell'orbita dell'ordinamento spoertivo, tra giurisdizione ordinaria amministrativa e competenza riservata alla giustizia sportiva, l'orientamento interpretativo del Consiglio di Stato alla luce della recente pronuncia della Corte Costituzionale
 
La sentenza che, qui di seguito, bervemente si illustra riguarda il riparto della giurisdizione nell'ambito di vicende attinenti all'ordinamento sportivo ed in particolare i limiti entro i quali il GA può valutare la legittimità delle sanzioni irrogate a soggetti facenti parte dell'ordinamento sportivo in base alle norme dell'ordinamento sportivo medesimo.
 
Il TAR, nel primo grado del giudizio aveva ritenuto di poter sindacare in via diretta la legittimità della sanzione irrogata al ricorrente.
 
Il Consiglio di Stato, nel ricorstruire il quadro giuridico che regola il riparto di competenze tra gli Organi della giustizia sportiva, il Giudice Ordinario ed il Giudice Amministrativo ha osservato, sulla scorta dell'indirizzo espresso dalla Consulta, che, con riferimento ad illeciti disciplinari che siano compiutamente regolati, anche quanto ai profili impugnatori, nell'ambito dell'ordinamento sportivo, non sussiste la competenza del GA a conoscere in via diretta della legittimità della sanzione irrogata ma esclusivamente la possibilità di somministrare una tutela risarcitoria a seguito dell'incidentale verifica della legittimità della sanzione.

L'art. 1, d.l. 19 agosto 2003, n. 220, convertito con l. 17 ottobre 2003, n. 280, dispone, al comma 2, che « i rapporti tra l'ordinamento sportivo e l'ordinamento della Repubblica sono regolati in base al principio di autonomia, salvi i casi di rilevanza per l'ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l'ordinamento sportivo ».

La disposizione disciplina il delicato rapporto tra l'ordinamento statale e uno dei più significativi ordinamenti autonomi che con il primo vengono a contatto, garantendo due diverse esigenze costituzionalmente rilevanti:
 
• da un lato, quella dell'autonomia dell'ordinamento sportivo, cui ampia tutela è riconosciuta dagli artt. 2 e 18 della Costituzione;
 
• dall'altro, quella a che non sia intaccata la pienezza della tutela delle situazioni giuridiche soggettive che, sebbene connesse con quell'ordinamento, siano rilevanti per l'ordinamento giuridico della Repubblica.
 
Da un lato, quindi, l'art. 1, comma 2, del d.l. n. 220 del 2003 ha inteso rispettare l'autonomia dell'ordinamento sportivo, dall'altro, espressamente ha precisato che l'autonomia in questione non sussiste allorché siano coinvolte situazioni giuridiche soggettive rilevanti per l'ordinamento giuridico della Repubblica.
 
In applicazione dei suddetti principi, il successivo art. 2 dello stesso citato decreto legge dispone che « è riservata all'ordinamento sportivo la disciplina delle questioni aventi ad oggetto:
a) l'osservanza e l'applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell'ordinamento sportivo nazionale e delle sue articolazioni al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive;
b) i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l'irrogazione ed applicazione delle relative sanzioni disciplinari sportive 
».
Ai sensi del successivo art. 3, « esauriti i gradi della giustizia sportiva e ferma restando la giurisdizione del giudice ordinario sui rapporti patrimoniali tra società, associazioni e atleti, ogni altra controversia avente ad oggetto atti del Comitato olimpico nazionale italiano o delle Federazioni sportive non riservata agli organi di giustizia dell'ordinamentosportivo ai sensi dell'articolo 2, è disciplinata dal codice del processo amministrativo ».

Come è stato chiarito dalla sentenza della Corte Costituzionale 11 febbraio 2011, n. 49, gli articoli riportati prevedono tre forme di tutela:
 
• una prima forma, limitata ai rapporti di carattere patrimoniale tra le società sportive, le associazioni sportive, gli atleti (e i tesserati), demandata alla cognizione del giudice ordinario;
 
• una seconda, relativa ad alcune delle questioni aventi ad oggetto le materie di cui all'art. 2, non apprestata da organi dello Stato, ma da organismi interni all'ordinamento stesso in cui le norme in questione sono state poste, secondo uno schema proprio della cosiddetta « giustizia associativa »;
 
• una terza, tendenzialmente residuale e devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, relativa a tutto ciò che per un verso non concerne i rapporti patrimoniali fra le società, le associazioni sportive, gli atleti (e i tesserati) — demandati al giudice ordinario —, per altro verso non rientra tra le materie che, ai sensi dell'art. 2, d.l. n. 220 del 2003, sono riservate all'esclusiva cognizione degli organi della giustizia sportiva.
 
La stessa Corte costituzionale — nel dichiarare non fondata la questione relativa alla legittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lett. b) e, in parte qua, comma 2, d.l. 19 agosto 2003 n. 220, nella parte in cui riserva al solo giudice sportivo la decisione di controversie aventi ad oggetto sanzioni disciplinari, diverse da quelle tecniche, inflitte ad atleti, tesserati, associazioni e società sportive, sottraendole al sindacato del giudice amministrativo (questione sollevata con ordinanza del Tar Lazio, Roma, sez. III ter, 11 febbraio 2010, n. 241) — ha posto in rilievo che la mancata praticabilità della tutela impugnatoria non toglie che le situazioni di diritto soggettivo o di interesse legittimo siano adeguatamente tutelabili innanzi al giudice amministrativo mediante la tutela risarcitoria.


Consiglio di Stato  Sez. VI  24 gennaio 2012 n. 302

Diritto
 
1. L'appello va accolto per le ragioni di seguito illustrate.
2. Ritiene il Collegio di dover accogliere, limitatamente al ricorso proposto in primo grado avverso la sanzione disciplinare, il primo motivo di appello con cui la Federazione ripropone l'eccezione di difetto di giurisdizione, dedotta ma disattesa in primo grado.
2.1. 
Nel condividere l'impostazione ricostruttiva elaborata da Cons. St., sez. VI, 25 novembre 2008, n. 5782, la Corte Costituzionale ha interpretato l'art. 1, d.l. n. 220 del 2003 in un'ottica costituzionalmente orientata, nel senso che — laddove il provvedimento adottato dalle Federazioni sportive o dal C.O.N.I. abbia incidenza anche su situazioni giuridiche soggettive rilevanti per l'ordinamento giuridico statale — la domanda volta ad ottenere non la caducazione dell'atto, ma il conseguente risarcimento del danno, debba essere proposta innanzi al giudice amministrativo, in sede di giurisdizione esclusiva, non operando alcuna riserva a favore della giustizia sportiva, innanzi alla quale la pretesa risarcitoria nemmeno può essere fatta valere.
Il giudice amministrativo può, quindi, conoscere, nonostante la riserva a favore della « giustizia sportiva », delle sanzioni disciplinari inflitte a società, associazioni ed atleti, in via incidentale e indiretta, al fine di pronunciarsi sulla domanda risarcitoria proposta dal destinatario della sanzione.
La Corte costituzionale ha dunque rilevato che la mancanza di un giudizio di annullamento non comporta la compromissione del principio di effettività della tutela, previsto dall'art. 24 Cost., essendo comunque consentita una diversificata modalità di tutela giurisdizionale.
2.3. Alla stregua dell'illustrato percorso ricostruttivo seguito dalla Corte Costituzionale, ritiene il Collegio, in accoglimento del primo motivo di appello, che l'impugnazione della sanzione disciplinare inflitta al signor Pistolesi non possa essere conosciuta dal giudice amministrativo, nella cui sfera di giurisdizione rientra la sola domanda di tipo risarcitorio.
Nel caso di specie, tuttavia, la domanda risarcitoria non può essere esaminata in questo grado del giudizio, non essendo stato proposto appello incidentale avverso il capo della sentenza n. 37668 del 2010 recante la sua reiezione.
2.4. Il Collegio non condivide, del resto, l'assunto, sostenuto dal giudice di primo grado, secondo cui la sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo andrebbe doverosamente desunta dalla circostanza per cui l'appellato, essendosi dimesso in data 6 novembre 2008 da tesserato e da tecnico della Federazione, non sarebbe più considerabile come soggetto ‘appartenente all'ordinamento sportivo' e non potrebbe quindi adire gli organi della giustizia sportiva.
Tale conclusione non persuade il Collegio.
Come lo stesso T.A.R. ha sostenuto nell'esaminare i profili sostanziali della vicenda contenziosa, in specie quello relativo alla sottoponibilità a procedimento disciplinare di un tecnico che non fa più parte dell'ordinamento sportivo perché già dimessosi, i momenti ai quali occorre fare riferimento sono quello in cui il fatto contestato all'interessato si è verificato e quello in cui vi è la relativa contestazione con l'inizio del procedimento disciplinare (momenti, nel caso in esame, precedenti alle dimissioni), poiché l'esercizio del potere sanzionatorio trova i suoi presupposti su tali circostanze (non potendosi comunque ammettere che le dimissioni siano rassegnate al fine precipuo di impedire o interrompere il procedimento disciplinare).
Ebbene, il principio — enunciato dal giudice di primo grado e condiviso dal Collegio — per cui resta sanzionabile in via disciplinare il soggetto che, appartenendo all'ordinamento sportivo al momento del fatto, si dimette prima che il procedimento disciplinare sia concluso, non può non assumere rilievo nella soluzione del profilo processuale della giurisdizione, dovendo la stessa radicarsi avendo riguardo alla sola natura (« disciplinare ») del provvedimento in contestazione, non già certo tenendo conto dello status del ricorrente, e della sua appartenenza o meno, al momento in cui attiva lo strumento rimediale, all'ordinamento sportivo.
In conclusione, l'appellato — a suo tempo titolare della azionabilità del rimedio impugnatorio dinanzi agli organi della giustizia sportiva — ben poteva proporre innanzi al giudice amministrativo la domanda risarcitoria, peraltro respinta dalla appellata sentenza n. 37668 del 2010 con una statuizione non impugnata in via incidentale.
3. Va parimenti accolto l'ottavo motivo dell'appello, con cui si censura la sentenza gravata nella parte in cui, nel pronunciarsi sul ricorso in primo grado proposto avverso il Regolamento dei tecnici FIT, ha disatteso la dedotta eccezione di irricevibilità per tardività dell'impugnazione.
Giova considerare che con il ricorso di primo grado è stato impugnato anche il ‘Regolamento dei tecnici', nella parte in cui ha previsto che:
 a) possono insegnare presso i circoli sportivi affiliati solamente i tecnici iscritti all'albo o negli elenchi tenuti dalla F.I.T. (art. 2);
 b) ai suddetti circoli sportivi è vietato « rigorosamente » di utilizzare tecnici non qualificati dalla F.I.T. sia per corsi collettivi che per lezioni individuali e di consentire sui propri impianti l'insegnamento che il regolamento vieta, con la comminatoria, in caso di violazione di dette prescrizioni, di sanzioni disciplinari a carico sia del circolo sportivo che dei suoi dirigenti (art. 3);
 c) i tecnici non possono prestare la loro collaborazione o riceverla da persone che non siano in possesso di una qualifica rivestita dalla F.I.T. (art. 40).
Secondo l'assunto dell'odierno appellato, tali previsioni normative sarebbero state introdotte con la deliberazione adottata in data 16 gennaio 2010, e quindi immediatamente dopo la decisione della Corte di giustizia.
In realtà, come sostenuto dall'appellante, si tratta di previsioni vigenti già a far data dal 1992, in quanto approvate dal CONI con la delibera del Presidente del 10 giugno 1992.
Il Collegio ritiene dunque tardivo il ricorso di primo grado, nella parte in cui ha contestato le sopra indicate disposizioni regolamentari, atteso che — in considerazione della loro immediata portata precettiva e della individuazione dei comportamenti vietati, senza bisogno di atti applicativi — il momento a partire dal quale quelle disposizioni hanno rivelato un'attitudine a determinare una lesione attuale degli interessi dell'appellato non può che essere individuato all'atto delle dimissioni, ossia quando, non facendo più parte dell'ordinamento sportivo, egli ha perso la possibilità di insegnare nei circoli sportivi affiliati.
4. Alla stregua delle esposte ragioni va pertanto accolto l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, va dichiarato in parte inammissibile e in parte irricevibile il ricorso di primo grado.




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