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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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risarcimento del danno nel giudizio di ottemperanza
Il risarcimento del danno nel giudizio di ottemperanza dopo iul codice del processo amministrativo ed a seguito delle novità introdotte con il correttivo al codice
 
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Con l'entrata in vigore del codice del processo amministrativo, anche a seguito delle modifiche apportate dal decreto correttivo, è stata prevista espressamente la possibilità di coltivare, per la prima volta nella sede del giudizio di ottemperanza, la domanda di risarcimento del danno.
 
In particolare, la nuova formulazione del comma 3 dell'art. 112 CPA prevede che: "può essere proposta, anche in unico grado dinanzi al giudice dell'ottemperanza, azione di condanna al pagamento di somme a titolo di rivalutazione ed interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza, nonchè azione di risarcimento dei danni connessi all'impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o alla sua violazione o elusione".

La previsione della possibilità di domandare e conseguire, in sede di ottemperanza, il risarcimento del danno è coerente con la struttura stessa del giudizio amministrativo che, solo all'esito dell'ottemperanza o della mancata o inesatta ottemperanza al giudicato, può ragionevolmente determinare l'an e il quantum della pretesa risarcitoria.
 
E' stato, infatti, osservato come la domanda risarcitoria si ponga in una situazione di alternatività e/o di complementarità con la domanda di annullamento. Ove il giudizio abbia ad oggetto interessi legittimi di natura pretensiva, poi, la tutela risarcitoria, tranne il caso che il giudizio di legittimità abbia già accertato la spettanza del bene della vita richiesto, passa naturalmente attraverso il riesercizio del potere amministrativo, essendo necessario, quanto meno al fine di determinare il quantum risarcibile, stabilire se tale bene della vita spetti effettivamente.
 
In sede di ottemperanza, al fine di scrutinare la domanda di risarcimento, occorre preliminarmente verificare se vi sia stata elusione o violazione del giudicato amministrativo da parte della PA; in tale prospettiva, già la Legge n 241 del 1990 ha previsto la nullità degli atti che la PA emani in violazione o eludendo il giudicato. L'accertamento incidentale della nullità di tali atti spetta, secondo la via naturale, al giudice dell'ottemperanza.
 
Prima dell'entrata in vigore del codice del processo amministrativo, l'orientamento prevalente escludeva che, in sede di giudizio di ottemperanza, potesse essre avanzata, per la prima volta, la domanda di risarcimento del danno. In particolare si escludeva tale possibilità in sede di ottemperanza alle decisioni del Consiglio di Stato stante la conseguente perdita della garanzia del doppio grado di giudizio.
 
Con il codice del processo amministrativo, tale possibilità è stata introdotta nell'art. 112, al comma 4° (ora abrogato) che prevedeva la possibilità di proporre nel giudizio di ottemperanza la connessa domanda risarcitoria di cui all'art. 30 comma 5, nel termine ivi stabilito. In tal caso, prevedeva la norma, il giudizio di ottemperanza si sarebbe svolto nelle forme e nei termini del processo ordinario.
 
Di fronte alla chiarezza della norma, tuttavia, alcune perplessità ancora erano state avanzate in giurisprudenza sulla possibilità di formulare, per la prima volta nella sede dell'ottemperanza, davanti al Consiglio di Stato, la domanda risarcitoria (si veda Consiglio di Stato, Sez III, 5 maggio 2011, n 2693).
 
Con il decreto correttivo, si è dunque proceduto ad abrogare l'intero comma 4 e ad introdurre la nuova formulazione del comma 3 con l'esplicita previsione della possibilità di domandare il risarcimento del danno in sede di ottemperanza, anche in unico grado, laddove si tratti di danni conseguenti all'impossibilità di ottemperare al giudicato, alla sua mancata esecuzione (totale o parziale) in forma specifica, o alla sua elusione o violazione.
 
Il risultato è che, in sede di ottemperanza, non ogni domanda risarcitoria risulta conoscibile ma soltanto quella relativa a danni connessi al giudicato attraverso i legami puntualizzati dalla norma (impossibilità di esecuzione, mancata esecuzione, inesatta esecuzione o violazione del giudicato).
 
Il giudizio si svolge secondo il rito camerale e si applicano i termini del procedimento ordinario ridotti della metà. La camera di consiglio deve quindi svolgersi alla prima udienza utile decorso il termine di sessanta giorni dalla notificazione del ricorso e; le parti possono produrre documenti fino a venti giorni prima della camera di consiglio, memorie fino a quindici giorni prima e repliche fino a dieci giorni liberi prima.
 




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