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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
Galli - Caringella - Casetta - Giovagnoli - Garofoli
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Il ricorso al Capo dello Stato
 
 
Il ricorso straordinario al Capo dello Stato è previsto e disciplinato dagli artt. 8 e ss del Dpr n. 1199 del 1971 e costituisce uno strumento, alternativo rispetto alla tutela giurisdizionale amministrativa, per la tutela di diritti soggettivi ed interessi legittimi lesi da un provvedimento definitivo della PA.
 
In tal senso il ricorso al Capo dello Stato si distingue dal ricorso gerarchico in quanto ha ad oggetto soli provvedimenti definitivi ed in quanto con il primo possono essere sollevati solo vizi di legittimità mentre, con il secondo, anche vizi di merito.
 
Tra il ricorso straordinario al Capo dello Stato ed il ricorso al G.A., sussiste, invece, un rapporto di alternatività per il quale, scelta una delle vie, risulta preclusa l'altra. Ciò sia per il principio del ne bis in idem, sia per evitare che il Consiglio di Stato si pronunci due volte sulla stessa questione (in sede di parere obbligatorio per quel che concerne il ricorso amministrativo e come giudice d'appello per quel che concerne il giudizio amministrativo).

I controinteressati e l'autorità, diversa da quella statale, che ha emanato l'atto impugnato, hanno il diritto di trasporre in sede giurisdizionale la cognizione relativa alla legittimità dell'atto impugnato atteso il maggior grado di tutela garantito dal processo dinanzi al G.A.

Ove, invece, il ricorso al Capo dello Stato riguardi un provvedimento che abbia inciso su una posizione di diritto soggettivo, il ricorrente potrà agire dinanzi al G.O. anche ove abbia infruttuosamente esperito il ricorso straordinario.

Il ricorso al Capo dello Stato va promosso entro il termine di 120 giorni dalla notifica, dalla pubblicazione o, comunque, dall'effettiva conoscenza del provvedimento lesivo.

Sotto il profilo del procedimento, il ricorso al Capo dello Stato presuppone che il ricorrente notifichi il ricorso medesimo ad almeno uno dei controinteressati e che depositi il ricorso presso il Ministero Competente (ove individuabile) o, in difetto, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (che ha competenza residuale). Il Ministero competente o la Presidnza del Consiglio potranno ordinare al ricorrente l'integrazione del contraddittorio.

I controinteressati potranno proporre ricorsi incidentali, con i quali adducono motivi aggiunti d'illegittimità dell'atto oppure presentare controdeduzioni e documenti entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del ricorso.
 
Entro il termine di 120 giorni dalla scadenza di questo ulteriore termine di sessanta giorni dovrebbe concludersi l'istruttoria da parte del Ministero competente o da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri; infatti il ricorrente ha il diritto, scaduto il termine di 120 giorni, di chiedere se il ricorso sia stato trasmesso al Consiglio di Stato per il parere obbligatorio. In caso di risposta negativa o di mancata risposta entro il termine di trenta giorni, il ricorrente ha il diritto di sottoporre direttamente il proprio ricorso al Consiglio di Stato.
 
Esaurita l'istruttoria, il Ministro trasmette il ricorso al Consiglio di Stato per il parere obbligatorio. Assegnato il ricorso ad una delle sezioni o all'Adunanza Plenaria da parte del Presidente viene reso il parere, previo eventuale supplemento d'istruzione e previa l'eventuale integrazine del contraddittorio.
 
Il parere del Consiglio di Stato, prima delle modifiche introdotte con la L. n. 69/2009 era solo parzialmente vincolante nel senso che, ove il Ministero intendeva adottare una decisione diversa da quella proposta doveva ottenere una deliberazione conforme da parte del Consiglio dei Ministri. La decisione sul ricorso avveniva con decreto del Capo dello Stato. A seguito delle modifiche introdotte con la Legge n 69/2009, il parere del Consiglio di Stato è divenuto vincolante, sicchè parrebbero cadute le ultime remore teoriche per la configurazione del procedimento dinanzi al Capo dello Stato come avente natura giurisdizionale (con la conseguente proponibilità delle questioni preliminari di legittimità costituzionale e di conformità con l'ordinamento comunitario, nonchè, forse, con la conseguenza di ammettere l'ottemperanza della decisione).
 
Stante la natura non giurisdizionale della decisione (ma, a seguito delle modifiche apportate dalla L. n. 69/2009 al regime del parere del Consiglio di Stato, la questione potrebbe non essere più pacifica) ai fini dell'esecuzione della stessa non è ammesso il giudizio d'ottemperanza. Deve, dunque, procedersi con la messa in mora della PA e con l'eventuale impugnazione del silenzio rifiuto serbato sull'istanza. Ovvero, in caso di elusione del decreto del Presidente della Repubblica, è possibile agire davanti al G.A. per l'annullamento o la riforma del provvedimento elusivo viziato per eccesso di potere.
 
LE DISPOSIZIONI DEL CODICE DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO IN MATERIA
 
Le disposizioni più significative del Codice del Processo Amministrativo in ordine al ricorso al Capo dello Stato sono:
 
l'art. 8 comma 7 che ammette l'esperibilità del rimedio solo con riferimento alle controversie devolute alla giurisdizione del GA; viene superato così l'orientamento espresso dalla Plenaria del Consiglio di Stato secondo cui il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica poteva essere esperito anche con riguardo alle controversie devolute al GO ferma restando la facoltà, per quest'ultimo, di disapplicare la decisione del Presidente della Repubblica nella controversia demandata alla sua cognizione nonchè la cessazione della materia del contendere in caso di intervenuto giudicato.
 
l'art. 48 , che disciplina la trasposizione del ricorso dinanzi al GA
 
l'art. 112 che, con la sua lettera b) appare norma legittimante l'esperibilità dell'ottemperanza con riferimento alle decisioni del Presidente della Repubblica.
 
 
 




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