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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
Galli - Caringella - Casetta - Giovagnoli - Garofoli
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Il ricorso amministrativo, tipi, termini e forme
Le modalità e la forma del ricorso amministrativo sono disciplinati dal DPR n. 1199 del 1971 che prevede il ricorso gerarchico (proprio ed improprio), il ricorso in opposizione e il ricorso straordinario al Capo dello Stato. Il ricorso amministrativo è un'istanza rivolta ad una PA per la tutela di una situazione giuridica soggettiva che si suppone lesa da un atto o da un comportamento della PA. Il ricorso amministrativo può essere diretto all'annullamento dell'atto o anche alla riforma dello stesso.
A livello classificatorio il ricorso amministrativo si definisce ordinario quando ha ad oggetto provvedimenti non definitivi della PA. Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblico realizza, invece, una tutela ab extra ed ha per oggetto atti definitivi. E' possibile suddividere i ricorsi in impugnatori o non impugnatori a seconda che abbiano ad oggetto atti amministrativi ritenuti lesivi (ricorso amministrativo impugnatorio) ovvero meri comportamenti o rapporti giuridici (ricorso amministrativo non impugnatorio).
Ai fini dell'individuazione dell'idonea forma di tutela esperibile, è necessario verificare se il provvedimento lesivo sia definitivo. Gli atti amministrativi diventano definitivi a seguito del rigetto del ricorso gerarchico o a seguito dell'inutile decorso del termine di 90 giorni dalla proposizione del ricorso amministrativo gerarchico. Essi possono acquisire definitività anche a seguito dello spirare del termine previsto per la proposizione del ricorso gerarchico. Sono, invece, automaticamente definitivi gli atti adottati dagli organi di vertice dell'amministrazione o dagli organi collegiali o quelli che, per legge, sono dichiarati definitivi (ad es. i provvedimenti prefettizi in materia di requisizione, occupazione d'urgenza, decreti espropriativi e dichiarazioni di pubblica utilità).
Avverso gli atti non definitivi, è esperibile il ricorso gerarchico o, laddove contemplato, il ricorso in opposizione, nonchè il ricorso giurisdizionale al TAR.
Avverso gli atti definitivi, invece, è esperibile il ricorso giurisdizionale o quello straordinario al Capo dello Stato.
Legittimati a proporre il ricorso amministrativo sono le persone fisiche (cittadini italiani e stranieri nei casi espressamente previsti) e le persone giuridiche (a seguito di deliberazione sul ricorso) che abbiano interesse.
L'interesse a ricorrere può essere costituito da un diritto soggettivo, da un interesse legittimo o da un interesse diffuso e deve essere personale, diretto e attuale.
Sotto il profilo dei termini, il ricorso amministrativo gerarchico e in opposizione deve essere proposto entro quello di trenta giorni dalla notificazione del provvedimento o dalla data della publicazione del provvedimento (ove prevista) o, infine, dalla data della piena conoscenza dell'atto.
Quello straordinario al Presidente della Repubblica deve, invece, essere proposto entro il termine di 120 giorni.
Il diritto a proporre il ricoso amministrativo si estingue per il decorso dei termini (decadenza) oppure in caso di acquiescenza allorchè l'interessato compia atti positivi o negativi incompatibili con la volontà di proporre il ricorso medesimo.
Il ricorso amministrativo va proposto su carta da bollo con l'indicazione del provvedimento impugnato o del comportamento o del rapporto oggetto di ricorso, con l'indicazione degli estremi del provvedimento impugnato, dei motivi del ricorso e, infine, deve essere munito della sottoscrizione del ricorrente.
Il procedimento per la decisione del ricorso amministrativo prevede una prima fase destinata alla formazione del contraddittorio mediante la comunicazione ai soggetti che potrebbero essere lesi dall'eventuale accoglimento del ricorso (controinteressati). La notifca ai controinteressati è curata dalla PA nel caso del ricorso gerarchico e dall'interessato nel caso del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
Segue la fase della raccolta delle prove che è curata d'ufficio dalla PA. Nel caso del ricorso straordinario al Capo dello Stato sono indicati mezzi di prova tipici che sono: la richiesta di documenti, la richiesta di chiarimenti e la verificazione in contraddittorio con le parti. L'istruzione del ricorso amministrativo deve concludersi: in 90 giorni nel caso del ricorso gerarchico, in 120 giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie da parte dei controinteressati nel caso del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
Il ricorso amministrativo viene, infine, deciso con decreto che deve indicare: a) l'autorità decidente b) la motivazione dell'accoglimento o del rigetto del ricorso (in tal caso la decisione deve limitarsi all'esame dei motivi addotti e non può annullare o riformare l'atto per motivi diversi, salvo un eventuale successivo provvedimento in autotutela); c) il dispositivo d'accoglimento o di rigetto; d) la sotoscrizione e la data.
La decisione del ricorso amministrativo può essere di merito (accoglimento o rigetto) ovvero in rito (ove il ricorso non venga accolto per irricevibilità - decorso termini- inammissibilità - incompetenza, difetto d'interesse - o per nullità - carenza, nel ricorso, degli elementi essenziali.
La decisione sul ricorso amministrativo deve essere comunicata sia al ricorrente che ai controinteressai ed all'autorità che ha emanato l'atto impugnato. Per quest'ultima, l'eventuale accoglimento preclude la possibilità di adottare un atto identico a quello annullato ma non la possibilità di regolare in altro modo la medesima situazione.
Il procedimento contenzioso introdotto con il ricorso amministrativo può, poi, estinguersi per: rinucnia al ricorso, cessazione della materia del contendere (allorchè viene meno l'atto impugnato), sopravvenuta carenza di interesse (quando, nel corso del procedimento, sia venuto meno l'interesse al ricorso amministrativo).




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