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responsabilitÓ disciplinare magistrati - illeciti

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le sanzioni disciplinari per i magistrati

La responsabilità disciplinare dei magistrati a seguito della riforma - gli illeciti nell'esercizio e fuori dall'esercizio delle funzioni

Il decreto legislativo n. 109/2006 relativo alla “Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati e delle relative sanzioni e della procedura per la loro applicazione” ha modificato in modo significativo la complessiva disciplina della responsabilità disciplinare dei magistrati sia con riguardo agli illeciti che con riferimento alle sanzioni ed alla procedura per la loro applicazione.

Gli illeciti disciplinari sono distinti in due categorie:

a) illeciti commessi nell’esercizio delle funzioni giudiziarie

b) illeciti commessi fuori dell’esercizio delle funzioni.

La responsabilità disiciplinare dei magistrati viene configurata in relazione ad illeciti tipizzati nell'ambito di ciascuna delle due categorie sopra indicate con la conseguente esclusione di una possibile applicazione estensiva o analogica delle norme sanzionatorie.

La norma di apertura della disciplina della responsabilità disciplinare dei magistrati è quella che concerne i doveri fondamentali cui devono attenersi i magistrati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie:
 
imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo, equilibrio nonché di rispetto della dignità della persona come principi fondamentali da osservare nell’esercizio delle funzioni di magistrato.

L’art. 2 del decreto legislativo contiene l'elenco tassativo delle ipotesi di illeciti disciplinari nell’esercizio delle funzioni, con la necessaria premessa che non possono mai dar luogo a responsabilità disciplinare l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove.

La norma individua ben 25 ipotesi tipiche di illecito commesso nell’esercizio delle funzioni;

a titolo esemplificativo:

i comportamenti che, violando i doveri del magistrato, arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti;

ovvero l’omessa comunicazione al Consiglio superiore della magistratura della sussistenza di una delle situazioni di incompatibilità parentale di cui agli artt. 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, nonché

la consapevole inosservanza dell’obbligo di astensione;

i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti, dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell'ufficio giudiziario, ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori;

l’ingiustificata interferenza nell’attività giudiziaria di altro magistrato e

l’omessa comunicazione al capo dell’ufficio, da parte del magistrato destinatario, delle avvenute interferenze, ed inoltre la grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile ed il travisamento dei fatti determinato da negligenza inescusabile

L’art. 3 del decreto legislativo elenca 8 fattispecie relative a condotte disciplinarmente rilevanti tenute fuori dell’esercizio delle funzioni:

Tra le altre:

l'uso della qualità di magistrato al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri;

il frequentare persona sottoposta a procedimento penale o di prevenzione comunque trattato dal magistrato, o persona che a questi consta essere stata dichiarata delinquente abituale, professionale o per tendenza o aver subito condanna per delitti non colposi alla pena della reclusione superiore a tre anni o essere sottoposto a misura di prevenzione, salvo che sia intervenuta riabilitazione, ovvero

l’intrattenere rapporti consapevoli di affari con una di tali persone.

l’assunzione di incarichi extragiudiziari senza la prescritta autorizzazione del Consiglio superiore della magistratura; ovvero

la partecipazione ad associazioni segrete o i cui vincoli sono oggettivamente incompatibili con l’esercizio delle funzioni ed altresì l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici ovvero il coinvolgimento nelle attività di soggetti operanti nel settore economico o finanziario che possono condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque compromettere l’immagine del magistrato.

L’art. 4 del decreto individua inoltre gli illeciti disciplinari conseguenti al reato stabilendo una specie di automatismo fra i fatti per i quali è intervenuta una condanna per delitto doloso e l’azione disciplinare, mentre per i delitti colposi puniti con la reclusione, occorre riscontrare il carattere di particolare gravità per le modalità e le conseguenze del fatto.






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