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I motivi aggiunti
L'istituto dei motivi aggiunti, prima dell'entrata in vigore del codice del processo amministrativo, era stato positivamente introdotto nell'ambito del processo amministrativo dall'art. 1 della L. n. 205 del 2000 che aveva modificato l'art. 21, comma 1, ultimo allinea della Legge TAR che testualmente recitava: "tutti i provvedimenti adottati in pendenza del ricorso tra le stesse parti, commessi all'oggetto del ricorso stesso, sono impugnati mediante la proposizione di motivi aggiunti".

L'istituto dei motivi aggiunti, ora positivamente previsto, è di origine giurisprudenziale ed è contrassegnato da una lunga evoluzione che trova il suo punto storico di partenza nella pronuncia del Consiglio di Stato n 369 del 18 agosto 1905.
 
L'asciutta norma sopra testualmente trascritta si giustificava, dunque, nella considerazione che la disciplina processuale dei motivi aggiunti aveva già trovato una solida elaborazione pretoria.
 
 Il termine per la proposizione dei motivi aggiunti era lo stesso del ricorso principale e cioè quello di sessanta giorni decorrente dalla conoscenza giudiziale o extragiudiziale del fatto o atto nuovo.
 
I motivi aggiunti devono essere notificati a tutte le parti, ancorchè non costituite in giudizio. Non doveva assolversi invece all'onere del deposito dei motivi aggiunti entro il termine di trenta giorni così come previsto per il ricorso introduttivo in quanto il rapporto processuale è già costituito.

I motivi aggiunti, secondo la costante giurisprudenza di legittimità, non richiedono un nuovo mandato alle liti, seguono, sotto il profilo processuale le sorti del ricorso principale cui accedono, non possono essere utilizzati per impugnare provvedimenti dotati di autonoma portata lesiva mentre possono ampliare la causa petendi ove le ulteriori censure articolare siano state conosciute solo in corso di causa.
 
L'art. 43 del CPA contempla ora i motivi aggiunti quale strumento processuale a disposizione del ricorrente principale e incidentale per addurre nuove ragioni a sostegno delle domande già proposte ovvero domande nuove purchè connesse a quelle già spiegate. Il termine per i motivi aggiunti è derivante da quello previsto per le singole azioni; ne consegue che gli stessi possono essere proposti anche molto tempo dopo il deposito di un ricorso non ancora deciso.
 
In particolare, con i motivi aggiunti è possibile proporre la domanda di risarcimento del danno nel corso di un giudizio di annullamento senza alcun termine di decadenza anche qualora fosse, medio tempore, venuto meno l'interesse del ricorrente a conseguire la tutela demolitorio conformativa.
 
La notifica dei motivi aggiunti alle controparti costituite avviene ai sensi dell'art. 170 cpc al procuratore costituito; laddove il provvedimento connesso impugnato con i motivi aggiunti individui un controinteressato sopravvenuto, ai fini della ricevibilità del ricorso occorrerà la previa notifica al controinteressao sopravvenuto.
 
A mente dell'art. 43 cpa, i motivi aggiunti debbono ora essere depositati presso la segreteria del GA nel termine perentorio di trenta giorni dal momento in cui l'ultima notificazione dell'atto si è perfezionata anche per il destinatario.
 
Art.43
Motivi aggiunti

1. I ricorrenti, principale e incidentale, possono introdurre con motivi aggiunti nuove ragioni a sostegno delle domande gia' proposte, ovvero domande nuove purche' connesse a quelle gia' proposte. Ai motivi aggiunti si applica la disciplina prevista per il ricorso, ivi compresa quella relativa ai termini.
2. Le notifiche alle controparti costituite avvengono ai sensi dell'articolo 170 del codice di procedura civile.
3. Se la domanda nuova di cui al comma 1 e' stata proposta con ricorso separato davanti allo stesso tribunale, il giudice provvede alla riunione dei ricorsi ai sensi dell'articolo 70.

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