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iscrizione a ruolo nulla e merito della pretesa contributiva

La Suprema Corte con una recente pronuncia ha confermato il suo costante orientamento in merito alla necessità, per il giudice, di pronunciarsi nel merito anche in caso di nullità dell'iscrizione a ruolo
 
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avviso di addebito Inps in pendenza della lite fiscale


iscrizione a ruolo dei contributi

Con ordinanza della Sez VI^, la S.C. ha confermato il suo costante orientamento in merito alla sorte giudiziale delle iscrizioni a ruolo nulle per motivi di forma. Come noto, i crediti previdenziali iscritti a ruolo e pretesi a mezzo di cartelle esattoriali notificate dal concessionario per la riscossione oppure quelli pretesi a mezzo di avviso di addebito direttamente da parte dell'Inps, per potere essere contestati, necessitano di un'opposizione giudiziale da proporre entro il termine di decadenza di 40 giorni ai sensi dell'art. 24 del d.lgs. n. 46/1999. E' prassi costante quella di contestare la legittimità degli atti recanti la rappresentazione del credito e/o della procedura di riscossione e/o dell'atto prodromico dell'iscrizione a ruolo. Tale prassi forense, in  realtà, secondo il costante indirizzo della S.C. non produce effetti definitivi della lite e, sostanzialmente, non determina conseguenza ulteriore se non quella, eventualmente, di determinare l'accoglimento della istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva della cartella o dell'avviso di addebito opposti. secondo la Suprema Corte, infatti, il giudice non può esimersi dall'accertamento della fondatezza della pretese ed errerebbe laddove accogliesse l'opposizione solo per i profili della procedura valendo gli stessi principi che governano l'opposizione a decreto ingiuntivo. Nel caso di specie, tuttavia, la questione, seppure solo marginalmente e implicitamente toccata dalla Suprema Corte, risulta ulteriormente complicata dallo specifico merito della controversia. Infatti, l'iscrizione a ruolo del maggiore carico contributivo dipendeva, in via diretta, da un accertamento tributario i cui effetti si propagavano anche sul versante dell'imponibile contributivo. Nel caso di specie, però, il giudice munito di giurisdizione sul merito dell'accertamento, ossia sull'atto produttivo degli effetti incrementativi dell'imponibile contributivo, è il giudice tributario e non il giudice del lavoro. E' vero che quest'ultimo potrebbe, in ipotesi, accertare autonomamente l'esistenza dei presupposti economici del maggiore imponibile contributivo ma, per tale via, l'onere di dimostrare detti presupposti graverebbe interamente sull'Inps che non potrebbe giovarsi dell'atto di accertamento impugnato dinanzi al giudice tributario. Tuttavia, ove nel giudizio tributario tale atto di accertamento fosse definitivamente accertato come legittimo esso non potrebbe se non produrre effetti anche nel giudizio previdenziale consolidando l'effetto incrementativo dell'imponibile contributivo. Per questo accade sovente che, in giudizi di tal fatta, il giudice del lavoro adito sospenda ex art. 295 c.p.c. in attesa della decisione definitiva del giudice tributario. .

Cassazione civile, sez. VI, 06/07/2018, (ud. 18/04/2018, dep.06/07/2018),  n. 17858

che con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 3 (in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3). Pur non censurando la ratio posta a fondamento della decisione di conferma della nullità della cartella, consistente nella ritenuta non consentita iscrizione a ruolo della pretesa creditoria fatta valere a mezzo della medesima, rileva che, tuttavia, una volta accertato che non sussistevano i presupposti per iscrivere a ruolo il credito, la Corte territoriale avrebbe dovuto accertare egualmente la sussistenza del diritto dell'INPS ai contributi a percentuale dovuti alla gestione artigiani per l'anno 2004, essendo il giudice tenuto ad esaminare la fondatezza della domanda;

che la censura, formulata nel rispetto dei canoni dall'art. 366 c.p.c. (rinvenendosi nel contesto dell'atto d'impugnazione gli elementi indispensabili perchè il giudice di legittimità possa avere, senza dover ricorrere ad altre fonti o atti del processo, una visione sufficientemente chiara dell'oggetto dell'impugnazione, dello svolgimento del processo e delle posizioni in esso assunte dalle parti) è fondata alla luce del principio che segue, consolidato nella giurisprudenza di legittimità: "In tema di riscossione di contributi e premi assicurativi, il giudice dell'opposizione alla cartella esattoriale che ritenga illegittima l'iscrizione a ruolo (nella specie, ai sensi del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, comma 3, per difetto di un provvedimento giudiziale esecutivo sull'impugnazione dell'accertamento) non può limitarsi a dichiarare tale illegittimità, ma deve esaminare nel merito la fondatezza della domanda di pagamento dell'istituto previdenziale, valendo gli stessi principi che governano l'opposizione a decreto ingiuntivo" (in tal senso Cass. n. 14149 del 06/08/2012, conforme Cass. n. 774 del 19/01/2015);

che, pertanto in difformità rispetto alla proposta il ricorso va accolto, la sentenza cassata con rinvio al giudice del merito che, in applicazione del richiamato principio, provvederà ad esaminare nel merito la fondatezza della domanda, provvedendo, altresì, alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
 




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