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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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il ricorso gerarchico proprio e improprio
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Il ricorso gerarchico è un ricorso amministrativo di carattere generale proponibile avverso provvedimenti non definitivi della PA.
 
Il ricorso gerarchico può essere proprio o improprio a seconda che venga proposto all'autorità amministrativa gerarchicamente sovraordinata a quella che ha adottato il provvedimento impugnato (ricorso gerarchico proprio) o ad autorità diversa e non legata da un rapporto di gerarchia con quella dal quale il provvedimento promana (ricorso gerarchico improprio).
 
Il ricorso gerarchico improprio, al contrario di quello proprio, non è un rimedio di portata apoplicativa generale ma deve essere espressamente previsto dalla Legge; può essere proposto ad organo individuale avverso atti di organi collegiali, ad organo collegiale avverso atti di organi indivduali, ad organi statali avverso atti di altri enti pubblici o ad organi statali avverso atti di organi di vertice.
 
Il ricorso gerarchico deve essere promosso, a pena di decadenza, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento oggetto d'impugnativa ed è ammesso solo nei confronti di atti non definitivi (diversamente dal ricorso straordinario al Capo dello Stato che è, invece, ammesso solo contro atti definitivi).
 
In alternativa al ricorso gerarchico, avverso gli atti non definitivi, è sempre possibile proporre il ricorso giurisdizionale al TAR.
 
La necessità di proporre il ricorso gerarchico per poter promuovere ricorso giurisdizionale al TAR permane in taluni specifici settori come quello dei ricorsi militari.

Con il ricorso gerarchico è possibile proporre anche le censure di merito.
 
Sotto il profilo del procedimento, come già sottolineato, il ricorso gerarchico deve essere promosso nel termine di trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento ovvero, quando prevista, dalla sua pubblicazione o, in ogni caso, dal momento in cui si realizza l'effettiva conoscenza.
 
Ove il ricorso, da presentarsi direttamente all'Autorità che ne accusa ricevuta o mediante raccomandata a.r., sia presentato ad organo privo di competenza per il ricorso ma appartenente al medesimo plesso dell'amministrazione, questi dovrà curare la trasmissione all'Organo competente.
 
L'Autorità adita deve dare comunicazione del ricorso amministrativo ai contointeressati noti e/o individuabili.
 
Entro il termine di venti giorni dalla comunicazione i contointeressati possono far pervenire memorie e documenti alla PA.
 
Entro il termine di novanta giorni dalla proposizione del ricorso gerarchico deve essere esaurita l'istruttoria che viene curata d'ufficio dalla PA. Spirato infruttuosamente il termine di novanta giorni, il ricorso gerarchico, ai sensi dell'art. 6 del DPR n. 1199 del 1971, deve intendersi come respinto, con la conseguente possibilità, per l'interessato, di esperire gli ulteriori rimedi come il ricorso straordinario al Capo dello Stato e quello giurisdizionale al TAR.
 
La decisione sul ricorso gerarchico (che può essere d'accoglimento sotto forma d'annullamento o riforma dell'atto o di rigetto) deve essere comunicata all'autorità che ha adottato l'atto, al ricorrente e ai controinteressati.
 
L'annullamento di provvedimento illegittimo in sede giustiziale presenta profili di differenziazione rispetto all'annullamento in sede di autotutela in quanto difettano i profili tipici della discrezionalità dell'attività d'amministrazione attiva; in particolare, in presenza di un vizio di legittimità sostanziale ex art. 21 octies L.  241 del 1990, l'organo investito del ricorso non dovrà contestualmente valutare l'interesse pubblico alla rimozione dell'atto e l'affidamento ingenerato dal provvedimento impugnato.




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