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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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Il giudizio d'ottemperanza alle decisioni del G.O. e del G.A.

Il giudizio di ottemperanza, previsto e disciplinato dall'art. 27 n. 4 del R.D. n. 1054 del 1924 (T.U. delle leggi sul Consiglio di Stato) e dall'art. 27 della L. n. 1024 del 1971 (c.d. Legge TAR), configura una delle ipotesi nella quale il Giudice Amministrativo ha giurisdizione anche di merito in ordine all'attività amministrativa sottoposta alla sua cognizione.
Il giudizio d'ottemperanza ha la funzione di garantire attuazione ad una precedente decisione giudiziale (decreto esecutivo o sentenza, anche a carattere cautelare, passata in giudicato) cui la PA non abbia prestato spontanea acquiescenza.
L'art. 27 del T.U. delle leggi sul Consiglio di Stato prevedeva il giudizio d'ottemperanza solo al fine di garantire l'esecuzione di sentenze del G.O. e si collegava con l'art. 4 della l. n. 2248 del 1865 all. E a mente del quale il G.O. non ha il potere di revocare o modificare l'atto amministrativo illegittimo ma solo quello di conoscerne gli effetti e di disapplicarlo qualora ne ravvisi l'illegittimità (cfr. il successivo art. 5 della L. n. 2248 del 1865 all. E). Si rendeva, dunque, necessario un giudizio atto a garantire che la PA si uniformasse alla sentenza del G.O. con il quale fosse stata accertata l'illegittimità dell'azione amministrativa nella prospettiva della tutela di un diritto soggettivo del privato.
In forza della giurisprudenza del G.A., il giudizio d'ottemperanza ha finito per abbracciare il campo dell'attuazione delle decisioni del G.A. non autoapplicative e tale orientamento è stato recepito dal Legislatore con l'art. 27 della L. n. 1024 del 1971.
Il giudizio d'ottemperanza, infine, con l'art. 10 della L. n. 205 del 2000 è stato esteso anche al campo dell'attuazione delle decisioni di Giudici Speciali.
I caratteri che deve possedere la decisione giudiziale, ai fini dell'ammissibilità del relativo giudizio di ottemperanza, sono quelli della definitività (si deve trattare, cioè, di una sentenza passata in giudicato o di un decreto esecutivo - l'art. 3 della L. n. 205 del 2000 ha riconosciuto l'ammissibilità dell'ottemperanza anche ai fini dell'esecuzione delle misure cautelari concesse) e quello della non autoesecutività.
Il requisito della non autoesecutività della sentenza riguarda le decisioni del G.A. che, ai fini dell'ammissibilità del giudizio d'ottemperanza, devono necessitare un'ulteriore attività amministrativa di conformazione al giudicato.
Non possono, dunque, essere oggetto di un giudizio d'ottemperanza le sentenze demolitorie che non necessitino attività materiale amministrativa di conformazione. Sono suscettibili d'attuazione mediante il giudizio d'ottemperanza, invece, le sentenze d'annullamento di atti ampliativi che necessitino un'attività materiale amministrativa di conformazione, le sentenze d'annullamento di silenzio rifiuto o di atti di rigetto d'istanze, le sentenze dichiarative dell'obbligo dell'amministrazione di provvedere e le sentenze d'annullamento di atti restrittivi della sfera del privato che abbiano prodotto effetti materiali da rimuovere.
Ai fini del giudizio d'ottemperanza è, dunque, necessario: che la sentenza sia passata in giudicato, che ai fini dell'attuazione della sentenza, sia necessaria una successiva attività amministrativa della PA, che la PA sia stata messa infruttuosamente in mora e che, dall'atto di costituzione in mora, sia decorso il termine di trenta giorni; al riguardo, costituisce inottemperanza alla sentenza anche l'elusione della stessa mediante un provvedimento amministrativo che non ne abbia recepito la portata precettiva.
Decorso il termine di trenta giorni dalla messa in mora, il giudizio di ottemperanza si promuove mediante ricorso al TAR il quale ne dà comunicazione all'amministrazione competente che può far pervenire le proprie osservazioni nel termine di venti giorni. Scaduto il termine di venti giorni, il Presidente della Sezione, con nota in calce al ricorso, fissa la data della trattazione in Camera di Consiglio e nomina il relatore.
Con riferimento alle decisioni del Giudice dell'Ottemperanza ed al tipo di attività di cognizione ad esso demandata, si è distinta l'ottemperanza delle sentenze del G.O. da quella relativa alle sentenze del G.A. Con riferimento a queste ultime, infatti, il Giudice dell'Ottemperanza è chiamato sempre a dare esecuzione alla sentenza non eseguita spontaneamente dalla PA determinando le modalità d'attuazione e, solo eventualmente, deve espletare un'attività di cognizione volta a verificare l'effettiva mancata esecuzione della sentenza da parte della PA. Nell'ambito dell'ottemperanza delle sentenze del G.O. la cognizione preliminare in ordine alla mancata attuazione della sentenza emessa dal Giudice Ordinario rappresenta un passaggio ineludibile sicchè il giudizio d'ottemperanza si presenta come un giudizio necessariamente di cognizione ed eventualmente di esecuzione.
In ordine alle modalità dell'ottemperanza, deve sottolinearsi che, di norma, viene assegnato un breve termine alla PA per provvedere in conformità alla decisione del Giudice dell'Ottemperanza e viene nominato, in caso di mancata spontanea esecuzione nel termine assegnato, un commissario ad acta con la funzione di surrogarsi alla PA nell'adozione del provvedimento dovuto. Il commissario ad acta, secondo la giurisprudenza, è un ausiliario del Giudice, di talchè le eventuali contestazioni al suo operato vanno sollevate mediante reclamo allo stesso Giudice dell'ottemperanza.
Si è posta, infine, con riferimento al giudizio d'ottemperanza, la problematica relativa all'impugnabilità delle relative decisioni. L'approdo della giurisprudenza è quello relativo alla generale appellabilità delle decisioni del Giudice dell'Ottemperanza oltre alla possibilità di proporre opposizione di terzo allo stesso Giudice (si vedano Cass. Civ. SS.UU. n. 6895 del 1986 e C.d.S., Sez. IV n. 560 del 1995).




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