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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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Cons. Stato Sez. V n. 816/2003 e Cons. St. Sez VI n. 668/2007 in materia di informazione ambientale
Cons. Stato  Sez. V del  4 febbraio 2003  n. 816

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, (Quinta Sezione) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n.  7624  del  2002  proposto  dal  Comune  di Riomaggiore  (La  Spezia),  in  persona  del  sindaco  pro   tempore, rappresentato e difeso dall'avv.  Lorenzo  Acquarone,  con  domicilio eletto in Roma, piazza Mazzini n. 27 presso l'avvocato G.C. Di Gioia;

CONTRO

Il WWF, associazione italiana per il  world  wide  fund  for  nature, rappresentato e difeso dagli avv.ti Carlo Raggi e  Alessio  Petretti, con domicilio eletto presso il secondo in Roma,  via  degli  Scipioni 268/a;

per l'annullamento
della sentenza del TAR della Liguria, sezione prima, 12  luglio  2002 n. 836;
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio della parte appellata;
Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;                                                             
Visti tutti gli atti di causa;
Relatore alla pubblica udienza del 29 ottobre 2002    il  Consigliere Aldo Fera;
Uditi  per  le  parti  i  difensori  come  specificato  nel   verbale d'udienza;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

il Tar della Liguria, con la sentenza specificate in rubrica, in accoglimento del ricorso presentato dal WWF, associazione italiana per il world wide fund for nature, ha annullato le determinazioni del responsabile del settore tecnico del Comune di Riomaggiore n. 3347, 3351, 3353, 3354, 3356, 3357, 3358, 3361, 3364, 3365, 3367 e 3370, in data 24 aprile 2002, recanti il diniego di accesso a tutta la documentazione riguardante concessioni edilizie per la costruzione di alcune opere.
Il Tar ha ritenuto che nel territorio preso in considerazione, "inserito nel Parco delle Cinque Terre e caratterizzato da un insediamento urbano arroccato e da una edificazione sparsa distribuita in un'area di pregio naturalistico molto elevato, il rilascio di concessioni edilizie e l'esecuzione di opere pubbliche e private incida sull'assetto del territorio e sull'ambiente e sia dunque soggetto alla disciplina sul diritto di accesso alle informazioni in materia ambientale dal D.lgs. 39/97 attribuito a chiunque".
Il Comune di Riomaggiore propone appello, formulando i seguenti motivi:
1 ) inammissibilità delle istanze di accesso ai sensi del D.lgs. 39/97 sotto i seguenti profili:
1.1 mancata valutazione in ordine all'impatto ambientale concreto di ciascuno dei 47 interventi edilizi cui si riferivano le singole istanze di accesso;
1.2 carenza dei requisiti di cui al D.lgs. 39/97 per le istanze di accesso non valutate individualmente dalla sentenza impugnata;
1.3 carenza dei requisiti di cui al D.lgs. 39/97 per le due istanze di accesso considerate dalla sentenza impugnata;
1.4 non inerenza alla materia dell'ambiente delle istanze presentate; distinzione tra la materia dell'ambiente e quella dell'urbanistica/ edilizia; irrilevanza del vincolo paesaggistico;
1.5 irrilevanza delle caratteristiche soggettive del soggetto istante.
2 ) inammissibilità e o infondatezza delle istanze di accesso per carenza dei presupposti previsti dalla disciplina generale di cui alla legge n. 241 del 1990.
3 ) inammissibilità del ricorso per carenza di interesse.
L'amministrazione appellante conclude, quindi, chiedendo, in riforma della sentenza di primo grado, il rigetto delle ricorso introduttivo del giudizio.
Il WWF, contesta le argomentazioni di controparte, osservando, tra l'altro, come nella nozione di ambiente contenuta nel D.lgs. 39/97 vanno compresi anche gli atti che, come le concessioni edilizie, generano trasformazione del territorio, in quanto quest'ultimo è annoverato tra le componenti ambientali elencate all'art. 2 del decreto. Conclude quindi chiedendo il rigetto dell'appello e la conferma della sentenza di primo grado.

DIRITTO

L'appello proposto dal Comune di Riomaggiore è fondato.
Il primo giudice ha accolto il ricorso presentato dal WWF, associazione italiana per il world wide fund for nature, per l'accesso ai documenti riguardanti una serie di concessioni edilizie, ancorché le singole istanze non contenessero l'indicazione dello specifico interesse dell'associazione, ritenendo che tale elemento fosse ininfluente in quanto gli atti amministrativi concernenti l'esecuzione di opere pubbliche e private, incidendo sull'assetto del territorio, rientrerebbero tra gli oggetti del diritto di accesso alle informazioni in materia ambientale, che il D.lgs. 39/97 attribuisce "a chiunque", senza limitazioni di ordine soggettivo. In altri termini, il Tar ha ritenuto applicabile alla fattispecie una disciplina, quella contenuta nel D.lgs. 24 febbraio 1997, n. 39, che si discosta da quella generale contenuta nel capo V della legge 7 agosto 1990, n. 241, soprattutto per quel che concerne la legittimazione soggettiva del richiedente, stabilendo che "le autorità pubbliche sono tenute a rendere disponibili le informazioni relative all'ambiente a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dimostrare il proprio interesse" (articolo 3 D.lgs. 39/97).
Il carattere eccezionale di quest'ultima disciplina, rispetto alla regola generale contenuta nella legge sul procedimento amministrativo, rende indiscutibile la necessità di una precisa delimitazione del campo di applicazione oggettivo della norma derogante, non solo per un'esigenza di teoria generale ma anche per individuare, con riferimento alle singole fattispecie concrete, la ragione di uno scostamento così radicale dalla regola generale.
A tale riguardo, l'indagine ermeneutica è agevolata dall'articolo 2 del D.lgs. 39/97, secondo il quale "si intende per «informazioni relative all'ambiente», qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora o contenuta nelle basi di dati riguardante lo stato delle acque, dell'aria, del suolo, della fauna, della flora, del territorio e degli spazi naturali, nonché le attività, comprese quelle nocive, o le misure che incidono o possono incidere negativamente sulle predette componenti ambientali e le attività o le misure destinate a tutelarle, ivi compresi le misure amministrative e i programmi di gestione dell'ambiente."
Secondo il WWF, la norma va intesa nel senso che "rientrano fra gli atti inerenti all'ambiente tutte le concessioni edilizie a cui si riferivano le istanze... che riguardavano tutte interventi da eseguirsi nel territorio del Comune di Riomaggiore, cioè di un territorio che è interamente interessato da vincoli legislativi ed amministrativi funzionali alla tutela di valori ambientali."
L'assunto non può essere condiviso.
In primo luogo, la circostanza che il comune in questione sia compreso nel comprensorio del Parco nazionale delle Cinque Terre non è in se significativo, in quanto non è detto che le attività che vengono svolte all'interno del territorio del medesimo abbiano tutte una valenza ambientale, nel senso indicato dall'articolo 2 del D.lgs. 39/97. Nè può darsi credito alla tesi secondo la quale la definizione di "ambiente" desumibile da quest'ultima norma sia tale da comprendere "tutti gli atti che comportino trasformazioni del territorio" (pag. 18 della memoria difensiva del 18 ottobre 2002). Giacché in tal modo le materie dell'urbanistica e dell'edilizia si confonderebbero con l'ambiente, in contraddizione con una linea evolutiva della legislazione nazionale che ha portato a distinguere (articolo 117 comma secondo e terzo della Costituzione nel testo sostituito dall'articolo 2 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3) "la tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali", come materia attribuita alla legislazione esclusiva dello Stato, dal "governo del territorio"affidato invece alla legislazione concorrente.
Il nesso, semmai, potrebbe essere individuato sotto il profilo funzionale valorizzando quella parte della norma che pone l'accento " sulle misure che incidono o possono incidere negativamente sulle predette componenti ambientali ", ma ciò implica una più precisa definizione dell'oggetto, che può essere fatta solo indicando nella richiesta di accesso il nesso concreto dal quale sia possibile desumere l'incidenza concreta della misura amministrativa sui valori giuridici considerati dall'articolo 2 del D.lgs. 39/97. Tale indicazione, tuttavia, non è presente nelle richieste di accesso presentate al Comune di Riomaggiore, nè è evidenziata negli scritti difensivi del WWF, che sostengono invece la tesi della valenza generale ai fini ambientali di tutti gli atti che comportino trasformazioni del territorio.
Per questi motivi il ricorso in appello deve essere accolto.
Appare tuttavia equo compensare tra le parti le spese dei due gradi di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, accoglie l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata respinge il ricorso di primo grado.
Compensa tra le parti le spese dei due gradi di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 29 ottobre 2002, con l'intervento dei signori:
Claudio Varrone Presidente
Corrado Allegretta Consigliere
Goffredo Zaccardi Consigliere
Aldo Fera Consigliere estensore
Claudio Marchitiello Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 14 FEB. 2003.
 
 
 
Cons. Stato Sez. VI del 16 febbraio 2007 n. 668

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in  sede  giurisdizionale  (Sezione  Sesta)  ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul  ricorso  in  appello  n.  9399/2006,  proposto  da  Associazione Italiana Difesa Animali  ed  Ambiente  (A.I.D.D.A.)  in  persona  del legale  rappresentante  rappresentata  e  difesa  dall'avv.  Giuseppe Masciocco ed elettivamente domiciliata in Roma piazza Capo  di  Ferro n. 13, presso la Segreteria del Consiglio di Stato;

contro

il Comune di Itri in persona del Sindaco in carica, non costituito in giudizio;

per l'annullamento
della sentenza  del  Tribunale  Amministrativo  del  Lazio,  sede  di Latina, n. 343 in data 30 maggio 2006;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visti gli atti tutti della causa;
Designato relatore, per la camera di consiglio del 19 dicembre  2006 il Consigliere Manfredo Atzeni, nessuno è comparso per le parti;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Con ricorso al Tribunale Amministrativo per il Lazio, Sede di Latina, l'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (A.I.D.D.A.) in persona del legale rappresentante chiedeva la condanna del Comune di Itri all'esibizione ed alla consegna dei documenti richiesti con istanza in data 1/9/2005, concernenti gli elenchi dei rapporti comunicati dagli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria riguardanti opere o lottizzazioni realizzate abusivamente sul territorio comunale e delle relativo ordinanze di sospensione affissi all'albo pretorio nel mese di ottobre 2004.
Con la sentenza appellata i Primi Giudici hanno dichiarato irricevibile il ricorso.
L'appellante contesta gli argomenti posti a fondamento del decisum e ripropone tutti i motivi del ricorso di prime cure chiedendo l'annullamento o la riforma della sentenza appellata.
All'udienza del 19 dicembre 2006 la causa è stata trattenuta per la decisione.

DIRITTO

Il collegio prescinde dall'esame della questione di ricevibilità del ricorso di primo grado, sulla quale si è soffermato il giudice di prime cure, essendo il ricorso stesso infondato nel merito.
La ricorrente chiede l'accesso alle informazioni riguardanti l'attività di vigilanza sull'abusivismo edilizio svolta dal Comune intimato.
Giurisprudenza formatasi nella vigenza dell'abrogato D. Lgs. 24 febbraio 1997, n. 39, ha stabilito che il diritto all'informazione ambientale spetta in relazione alle notizie relative ad una determinata emergenza ambientale mentre è escluso il suo utilizzo a fini genericamente ispettivi.
C. di S., Quarta Sezione, 7 settembre 2004, n. 5795, ha infatti affermato che la domanda di accesso alle informazioni ambientali può consistere anche in una generica richiesta di informazioni sulle condizioni di un determinato contesto ambientale, a condizione che questo sia specificato.
Il principio è applicabile anche nella vigenza del D.P.R. 19 agosto 2005, n. 195, che ha dato attuazione alla direttiva 28 gennaio 2003 n. 2003/4/CE, il quale all'art. 2, definisce le informazioni ambientali ed all'art. 3 i termini dell'accesso all'informazione ambientale su richiesta in termini sostanzialmente analoghi a quelli del D.P.R. n. 39/1997.
Nel caso di specie la ricorrente ha chiesto elementi circa l'attività di repressione dell'abusivismo edilizio svolta dal Comune intimato senza neanche affermare che nel territorio di quest'ultimo si siano verificati episodi di abusivismo.
La richiesta, quindi, non è finalizzata alla protezione di un'area le cui condizioni ambientali rischiano dei pregiudizi, ma ad un mero sindacato ispettivo sull'attività del Comune.
In tali termini, la richiesta non può essere accolta.
Il ricorso di primo grado deve, conseguentemente, essere respinto.
In difetto di costituzione della parte intimata non vi è luogo a pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, in riforma della sentenza appellata respinge il ricorso di primo grado.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, il 19 dicembre 2006 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale - Sez. VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Giorgio GIOVANNINI Presidente
Sabino LUCE Consigliere
Carmine VOLPE Consigliere
Luciano BARRA CARACCIOLO Consigliere
Manfredo ATZENI Consigliere Est.

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 16 FEB. 2007.

 




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