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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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concorsi pubblici: dopo l'approvazione della graduatoria la PA deve assumere
Secondo il TAR capitolino nell'ambito di un concorso pubblico, dopo l'approvazione della graduatoria la PA è obbligata a provvedere sulle domande di inserimento in servizio, brevi note e digressioni a margine della sentenza
 
T.A.R.  Roma  Lazio  sez. III 14 settembre 2011 n. 7266

Il silenzio dell'Amministrazione sull'istanza di inserimento degli istanti vincitori di concorso negli organici dell'I.C.E. è illegittimo, per violazione dell'art. 2 della l. n. 241 del 1990. In ogni caso, oggetto del giudizio può essere solo il silenzio rifiuto con conseguente pronuncia sull'obbligo di provvedere, senza alcuna possibilità di statuizione sulla pretesa di parte ricorrente ad un provvedimento positivo sulla suddetta istanza, sulla quale deve emettere le proprie determinazioni l'autorità amministrativa.


Con la sentenza che brevemente qui di seguito si annota, il TAR capitolino si occupa di un'interessante questione inerente l'obbligo da parte della PA, a mente dell'art. 2 della L. n. 241 del 1990, di provvedere in merito alla richiesta di inserimento nell'organico avanzata da una parte dei partecipanti alla procedura concorsuale risultati vincitori giusta la graduatoria definitiva formata in relazione alla procedura concorsuale espletata.

Nel caso sottoposto alla cognizione del TAR, l'assunzione, per esplicita previsione del bando di concorso, risultava subordinata ad autorizzazione da rilasciarsi da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sicchè la condanna dell'amministrazione resistente è stata solo quella a:"provvedere sulla domanda indicata in epigrafe entro il termine di 30 giorni dalla notificazione ovvero dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza ai sensi dell'art. 21 bis, secondo comma, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 introdotto dall'art. 2 della Legge 21 luglio 2000 n. 205 e successive modificazioni ed integrazioni.
 
In caso di persistente inadempimento nomina fin d'ora commissario "ad acta" dott. Maria Grazia Cappugi, Presidente di Sezione onorario del Consiglio di Stato affinché, anche tramite di un funzionario all'uopo delegato, provveda, su istanza di parte, in funzione sostitutiva agli adempimenti di cui in motivazione nei 60 giorni successivi al termine assegnato all'Amministrazione."
 
La pronuncia appare di particolare rilievo in quanto pone, in capo alla'amministrazione che bandisca una procedura concorsuale, l'obbligo di provvedere, all'esito della pubblicazione della graduatoria, anche nel caso in cui le stesse disposizioni del bando condizionino l'ingresso in servizio dei vincitori al rilascio di una specifica autorizzazione da parte di Organo distinto (nella specie, la Presidenza del Consiglio dei Ministri); l'obbligo di provvedere, infatti, discende proprio dalle norme di cui all'art. 2 della L. n. 241 del 1990 a tenore del quale "..., ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, la Pubblica Amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso nel termine da determinarsi, ove non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, dalle pubbliche amministrazioni, decorrente dalla data di ricevimento della domanda. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano, tale termine è di trenta giorni....".
 
La vicenda di cui tratta il TAR capitolino appare, invero, di stretta attualità considerando la grave congiuntura finanziaria che, sovente, immobilizza le procedure concorsuali all'esito della pubblicazione della graduatoria.
 
Ha ricevuto, al riguardo, qualche evidenza sulla stampa, la curiosa vicenda dei 325 candidati risultati vincitori del concorso per l'accesso alla magistratura bandito con DM del 15 dicembre 2009.
 
La delibera di approvazione della graduatoria da parte del CSM risale al mese di dicembre del 2011 ed a mente dell'art. 11 del DM citato  i "decreti di approvazione della graduatoria e di nomina dei vincitori sono emanati dal Ministro della giustizia entro dieci giorni dalla ricezione della delibera".
 
Sembrerebbe, dalla piana lettura della norma testè riportata, che non residui margine di discrezionalità in capo alla PA in ordine al provvedimento di nomina ed all'immissione in servizio dei candidati risultati vincitori giusta la delibera di approvazione della graduatoria da parte del CSM cui, d'altronde, compete istituzionalmente la funzione di assumere in servizio i magistrati della repubblica ai sensi dell'art. 105 della Costituzione.

Non residuando margini di discrezionalità in ordine all'adozione dei decreti di approvazione della graduatoria e nomina da parte del Ministro nè con riferimento al quando (dieci giorni dal ricevimento della delibera del CSM) nè in relazione all'an (non figurando norma nel DM che possa legittimare tale discrezionalità da parte del Ministero), nella specie, diversamente dalla fattispecie sottoposta alla cognizione del Tar di Roma, non parrebbe così peregrina l'ipotesi che il GA, oltre a porre a carico della PA l'obbligo di provvedere in ordine ai provvedimenti di competenza, statuisse anche in ordine alla fondatezza della pretesa dei vincitori del concorso ai sensi del comma 3° dell'art. 31 cpa a mente del quale "Il giudice puo' pronunciare sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio solo quando si tratta di attivita' vincolata o quando risulta che non residuano ulteriori margini di esercizio della discrezionalita' e non sono necessari adempimenti istruttori che debbano essere compiuti dall'amministrazione".


T.A.R.  Roma  Lazio  sez. III 14 settembre 2011 n. 7266


Il silenzio dell'Amministrazione sull'istanza di inserimento degli istanti vincitori di concorso negli organici dell'I.C.E. è illegittimo, per violazione dell'art. 2 della l. n. 241 del 1990. In ogni caso, oggetto del giudizio può essere solo il silenzio rifiuto con conseguente pronuncia sull'obbligo di provvedere, senza alcuna possibilità di statuizione sulla pretesa di parte ricorrente ad un provvedimento positivo sulla suddetta istanza, sulla quale deve emettere le proprie determinazioni l'autorità amministrativa.

FATTO e DIRITTO

 

I ricorrenti sono tutti vincitori - e tra i primi in graduatoria - del concorso pubblico per titoli ed esami a n. 107 posti nei ruoli del personale dell'ICE, area funzionale C, posizione economica Cl, bandito in data 21.10.2008, per aver superato la preselezione, le due prove scritte e la, prova orale con valutazione dei titoli, riportando un elevato punteggio finale.
L'iter concorsuale si è concluso con la pubblicazione - sulla gazzetta ufficiale IV serie speciale, concorsi ed esami n. 34 - della graduatoria definitiva dei 107 vincitori, in data 30 aprile 2010.
Ad oggi i 107 vincitori tra cui gli odierni istanti non sono stati ancora inseriti negli organici dell'ICE.
Con il ricorso in esame parte ricorrente impugna il silenzio rifiuto, formatosi sulla domanda indicata in epigrafe, deducendo, tra l altro, la violazione di legge e l'eccesso di potere.
Nella specie considerata, non risultando intervenuto alcun provvedimento dell'Amministrazione sulla domanda di indicata in epigrafe, è rinvenibile la sussistenza di un obbligo a provvedere in modo espresso da parte dell'Amministrazione.
Né appare condivisibile la tesi dell'Avvocatura generale dello Stato tesa a sostenere la insussistenza dell'obbligo a provvedere dato che nella specie. i ricorrenti tutti collocati nella graduatoria definitiva tra il 24° ed il 90° posto- farebbero valere esclusivamente il diritto ad essere inseriti negli organici dell'ICE (rcctius: ad essere assunti), avendo superato un pubblico concorso, lamentando che l ' Istituto, benché sollecitato con apposite diffide. sarebbe rimasto inerte, omettendo di provvedere alla loro assunzione con contratto a tempo indeterminato.
Ed invero l'attivata domanda dei ricorrenti trova proprio supporto e legittimazione nella specifica loro posizione di vincitori di concorso sulla base del quale (art. 12 del bando) l'assunzione dei vincitori è "subordinata alla previa autorizzazione da parte della Presidenza del Consiglio ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di assunzione del personale nella Pubblica Amministrazione".
È pertanto rinvenibile nella posizione dei ricorrenti un interesse procedimentale alla cognizione della procedura autorizzatoria da parte della Presidenza del Consiglio ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di assunzione del personale nella Pubblica Amministrazione, senza che questo comporti in questa sede l'accertamento del diritto all'assunzione.
.Di conseguenza è evidente l'illegittimità del silenzio per eccesso di potere, in quanto il rifiuto si risolve in una grave limitazione delle facoltà del cittadino, senza che venga addotta alcuna idonea giustificazione e per dell'art. 2 della legge 7.08.1990, n. 241, che dispone, tra l'altro, che "..., ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, la Pubblica Amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso nel termine da determinarsi, ove non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, dalle pubbliche amministrazioni, decorrente dalla data di ricevimento della domanda. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano, tale termine è di trenta giorni....".
Pertanto il ricorso deve essere accolto sotto i profili anzidetti, restando assorbita ogni altra doglianza.
Infatti oggetto del presente giudizio può essere solo il silenzio-rifiuto con conseguente pronuncia sull'obbligo a provvedere, senza alcuna possibilità di statuizione sulla pretesa di parte ricorrente ad un provvedimento positivo sulla più volte citata domanda, sulla quale deve emettere le proprie determinazioni l'autorità amministrativa.
Alla vittoria di parte ricorrente, segue l'onere delle spese di giudizio a carico dell'Amministrazione resistente.
Si liquidano le spese di giudizio in Euro. 1000,00 (mille), ivi compresi gli onorari di avvocato.

P.Q.M.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Bis) accoglie il ricorso indicato in epigrafe e per l'effetto dichiara l'obbligo delle Amministrazioni intimate a provvedere sulla domanda indicata in epigrafe entro il termine di 30 giorni dalla notificazione ovvero dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza ai sensi dell'art. 21 bis, secondo comma, della legge 6 dicembre 1971 n. 1034 introdotto dall'art. 2 della Legge 21 luglio 2000 n. 205 e successive modificazioni ed integrazioni.
In caso di persistente inadempimento nomina fin d'ora commissario "ad acta" dott. Maria Grazia Cappugi, Presidente di Sezione onorario del Consiglio di Stato affinché, anche tramite di un funzionario all'uopo delegato, provveda, su istanza di parte, in funzione sostitutiva agli adempimenti di cui in motivazione nei 60 giorni successivi al termine assegnato all'Amministrazione.
Con separata ordinanza sarà provveduto alla liquidazione del compenso dell'attività commissariale ad avvenuto espletamento della stessa con onere a carico della parte soccombente.
Condanna la stessa Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio a favore di parte ricorrente, liquidate, come in motivazione, in Euro 1000,00.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Evasio Speranza, Presidente
Paolo Restaino, Consigliere
Francesco Brandileone, Consigliere, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 14 SET. 2011.





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