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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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Art 24 d lgs n 165 del 2001
Articolo 24 del d.lgs n 165 del 2001 la struttura del trattamento economico dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche
 
 

ARTICOLO N.24
Trattamento economico


1. La retribuzione del personale con qualifica di dirigente è determinata dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, prevedendo che il trattamento economico accessorio sia correlato alle funzioni attribuite , alle connesse responsabilita' e ai risultati conseguiti. La graduazione delle funzioni e responsabilità ai fini del trattamento accessorio è definita, ai sensi dell'articolo 4, con decreto ministeriale per le amministrazioni dello Stato e con provvedimenti dei rispettivi organi di governo per le altre amministrazioni o enti, ferma restando comunque l'osservanza dei criteri e dei limiti delle compatibilità finanziarie fissate dal Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica (1).
1-bis. Il trattamento accessorio collegato ai risultati deve costituire almeno il 30 per cento della retribuzione complessiva del dirigente considerata al netto della retribuzione individuale di anzianita' e degli incarichi aggiuntivi soggetti al regime dell'onnicomprensivita' (2).
1-ter. I contratti collettivi nazionali incrementano progressivamente la componente legata al risultato, in modo da adeguarsi a quanto disposto dal comma 1-bis, entro la tornata contrattuale successiva a quella decorrente dal 1° gennaio 2010, destinando comunque a tale componente tutti gli incrementi previsti per la parte accessoria della retribuzione. La disposizione di cui al comma 1-bis non si applica alla dirigenza del Servizio sanitario nazionale e dall'attuazione del medesimo comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica (3).
1-quater. La parte della retribuzione collegata al raggiungimento dei risultati della prestazione non puo' essere corrisposta al dirigente responsabile qualora l'amministrazione di appartenenza, decorso il periodo transitorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, non abbia predisposto il sistema di valutazione di cui al Titolo II del citato decreto legislativo (4).
2. Per gli incarichi di uffici dirigenziali di livello generale ai sensi dell'articolo 19, commi 3 e 4, con contratto individuale è stabilito il trattamento economico fondamentale, assumendo come parametri di base i valori economici massimi contemplati dai contratti collettivi per le aree dirigenziali, e sono determinati gli istituti del trattamento economico accessorio, collegato al livello di responsabilità attribuito con l'incarico di funzione ed ai risultati conseguiti nell'attività amministrativa e di gestione, ed i relativi importi. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i criteri per l'individuazione dei trattamenti accessori massimi, secondo principi di contenimento della spesa e di uniformità e perequazione (5).
3. Il trattamento economico determinato ai sensi dei commi 1 e 2 remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti in base a quanto previsto dal presente decreto, nonché qualsiasi incarico ad essi conferito in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall'amministrazione presso cui prestano servizio o su designazione della stessa; i compensi dovuti dai terzi sono corrisposti direttamente alla medesima amministrazione e confluiscono nelle risorse destinate al trattamento economico accessorio della dirigenza (6).
4. Per il restante personale con qualifica dirigenziale indicato dall'articolo 3, comma 1, la retribuzione è determinata ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 7, della legge 6 marzo 1992, n. 216 nonché dalle successive modifiche ed integrazioni della relativa disciplina.
5. Il bilancio triennale e le relative leggi finanziarie, nell'ambito delle risorse da destinare ai miglioramenti economici delle categorie di personale di cui all'articolo 3, indicano le somme da destinare, in caso di perequazione, al riequilibrio del trattamento economico del restante personale dirigente civile e militare non contrattualizzato con il trattamento previsto dai contratti collettivi nazionali per i dirigenti del comparto ministeri, tenendo conto dei rispettivi trattamenti economici complessivi e degli incrementi comunque determinatisi a partire dal febbraio 1993 e secondo i criteri indicati nell'articolo 1, comma 2, della legge 2 ottobre 1997, n. 334.
6. I fondi per la perequazione di cui all'articolo 2 della legge 2 ottobre 1997, n. 334, destinati al personale di cui all'articolo 3, comma 2, sono assegnati alle università e da queste utilizzati per l'incentivazione dell'impegno didattico dei professori e ricercatori universitari, con particolare riferimento al sostegno dell'innovazione didattica, delle attività di orientamento e tutorato, della diversificazione dell'offerta formativa. Le università possono destinare allo stesso scopo propri fondi, utilizzando anche le somme attualmente stanziate per il pagamento delle supplenze e degli affidamenti. Le università possono erogare, a valere sul proprio bilancio, appositi compensi incentivanti ai professori e ricercatori universitari che svolgono attività di ricerca nell'ambito dei progetti e dei programmi dell'Unione europea e internazionali. L'incentivazione, a valere sui fondi di cui all'articolo 2 della predetta legge n. 334 del 1997, è erogata come assegno aggiuntivo pensionabile.
7. I compensi spettanti in base a norme speciali ai dirigenti dei ruoli di cui all'articolo 23 o equiparati sono assorbiti nel trattamento economico attribuito ai sensi dei commi precedenti (7).
8. Ai fini della determinazione del trattamento economico accessorio le risorse che si rendono disponibili ai sensi del comma 7 confluiscono in appositi fondi istituiti presso ciascuna amministrazione, unitamente agli altri compensi previsti dal presente articolo (8).
[9. Una quota pari al 10 per cento delle risorse di ciascun fondo confluisce in un apposito fondo costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Le predette quote sono ridistribuite tra i fondi di cui al comma 8, secondo criteri diretti ad armonizzare la quantità di risorse disponibili.] (9)
(1) Comma modificato dall'articolo 45, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(2) Comma inserito dall'articolo 45, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(3) Comma inserito dall'articolo 45, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(4) Comma inserito dall'articolo 45, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(5) Comma modificato dall'articolo 34 del D.L. 4 luglio 2006, n. 223.
(6) Vedi l'articolo 16, comma 1, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 e l'articolo 1, comma 22-bis, del D.L. 18 maggio 2006, n. 181.
(7) Comma modificato dall'articolo 1-ter del D.L. 28 maggio 2004, n. 136.
(8) Vedi l'articolo 2, comma 161, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262.
(9) Comma abrogato dall'articolo 1-ter del D.L. 28 maggio 2004, n. 136.


Consiglio di Stato sez. III 15/04/2013 n 2047

Il principio dell'onnicomprensività del trattamento economico del dipendente pubblico, già accolto dall'art. 17, l.-quadro sul pubblico impiego 29 marzo 1983 n. 93 e poi dall'art. 24, d.lg. 3 febbraio 1993 n. 29 (confluito nell'art. 24 del t.u. approvato con il d.lg. 30 marzo 2001 n. 165), è stato ribadito per il comparto del personale degli enti locali dall'art. 31, d.P.R. 25 giugno 1983 n. 347 e dalla contrattazione collettiva successiva. In particolare, oltre al trattamento economico fisso, di base, il d.P.R. 3 agosto 1990 n. 333 (recante recepimento della disciplina prevista dall'accordo del 23 dicembre 1989, applicabile alla fattispecie in esame ratione temporis ) all'art. 38 prevede la corresponsione ai dirigenti di un trattamento accessorio di entità variabile consistente nell'indennità di funzione, graduata in relazione a vari elementi (sintetizzati nella specie nella sentenza impugnata) e, in ultima analisi, al grado di onerosità dei compiti assegnati, che assorbe le indennità precedentemente previste (comma 2). Non è consentita l'erogazione ai medesimi dirigenti di qualsiasi altro emolumento, pur previsto per il personale di altre qualifiche, quali i cd. «?istituti incentivanti?», ivi compreso il compenso per il lavoro straordinario (comma 5). 

Cassazione civile sez. VI 14/06/2012 n 9807

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, al dipendente vincitore del concorso per dirigente spetta, sino al conferimento del primo incarico, la differenza fra il trattamento economico fisso riconosciuto al dirigente dal contratto collettivo (stipendio tabellare, Ria, maturato economico annuo, assegno ad personam o elemento fisso, ove acquisiti) e il trattamento economico effettivamente ricevuto, con esclusione di quello accessorio (retribuzione di posizione), che è correlato all'effettiva attribuzione delle funzioni dirigenziali e all'assunzione delle connesse responsabilità. 

Corte appello L'Aquila sez. lav. 13/02/2012 123

Gli incarichi che non rientrano in alcun modo nelle funzioni assegnate al dirigente sono remunerati dalla retribuzione contrattualmente stabilita non già a parte, con la sola possibilità per il dirigente, di non accettarne il conferimento. 

T.A.R. Trieste sez. I 15/09/2011 374

L'art. 24, d.lg. n. 165 del 2001 — nel disciplinare il trattamento economico del personale appartenente alle qualifiche dirigenziali — dispone che la componente accessoria della retribuzione (di posizione e di risultato) sia correlata alle funzioni attribuite, alle connesse responsabilità e ai risultati conseguiti. È evidente, quindi, che il trattamento retributivo riservato al dirigente è strutturalmente connesso all'essere incardinato nella posizione dell'ufficio e alle funzioni formalmente attribuite con l'incarico, dal quale derivano precisi effetti con riguardo in particolare al sorgere delle responsabilità, soprattutto di carattere dirigenziale. In definitiva, da ciò si ricava che soltanto con la definizione dei criteri direttivi dell'azione amministrativa e il conseguente svolgimento dell'attività gestionale e della verifica dei risultati conseguiti può aversi formalmente lo svolgimento delle funzioni dirigenziali. 

Cassazione civile sez. lav. 21/04/2011 n 9246

In ambito di pubblico impiego, in particolare del comparto scuola, l'incarico di componente interno dei nuclei di valutazione dei capi di istituto, conferito al dirigente del Ministero dell'istruzione (nella specie di seconda fascia in servizio presso l'ufficio scolastico regionale) in ragione dell'ufficio ricoperto e comunque conferito dall'amministrazione presso la quale egli presta servizio o su designazione della stessa, è soggetto al principio di onnicomprensività del trattamento economico dirigenziale. 

Consiglio di Stato sez. VI 04/04/2011 2075

A seguito della normativa intervenuta e trasfusa nell'art. 24, d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, la retribuzione di tutto il personale dirigente delle Amministrazioni Pubbliche risulta determinata dalla contrattazione collettiva, per cui al fine di stabilire se un dato emolumento è computabile o meno nell'indennità di buonuscita dei dipendenti delle p.a., l'angolo di osservazione dell'interprete deve spostarsi dalla natura dell'emolumento alla concreta disciplina impressa, per lo specifico fine della sua computabilità, dalla contrattazione collettiva. 

Cassazione civile sez. lav. 01/03/2011 5021

Relativamente agli incarichi di presidente, vicepresidente o componente dei nuclei di valutazione dei capi di istituto, conferiti ai dirigenti del Ministero dell'istruzione, trova applicazione il principio di onnicomprensività del trattamento economico dirigenziale previsto dal d.lg. 80/1998 di modifica dell'art. 24 del d.lg. 29/1993 (attualmente comma 3 dell'art. 24 d.lg. 165/2001), dovendosi pertanto escludere il diritto di tali dirigenti a trattamenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti per la qualifica ricoperta. L'operatività di tale criterio riguarda anche il periodo anteriore alla stipulazione del contratto collettivo per la dirigenza pubblica (1998-2001) in quanto a tale contratto - che al comma 1 dell'art. 14 fa espresso riferimento al comma 3 dell'art. 24 del d.lg. 29/1993 - è stata attribuita decorrenza 1 gennaio 1998. 

Cassazione civile sez. lav. 02/02/2011 2459

La struttura del trattamento economico del dirigente si compone di una retribuzione fissa, collegata alla qualifica rivestita dal dirigente e determinata dai contratti collettivi, e di una retribuzione accessoria consistente nell'indennità di posizione (che varia secondo le funzioni ricoperte e le responsabilità connesse, in base ad una graduazione operata da ciascuna amministrazione) e nell'indennità di risultato (finalizzata a remunerare la qualità delle prestazioni e gli obiettivi conseguiti); tale struttura del trattamento accessorio rivela che la retribuzione di posizione riflette il livello di responsabilità attribuito con l'incarico di funzione mentre la retribuzione di risultato corrisponde all'apporto dato dal dirigente in termini di produttività o redditività della sua prestazione; a riprova di tale assunto legittimamente è prevista una pluralità di fasce retributive anche nell'ambito di una medesima qualifica dirigenziale. Se ne ha come conseguenza che il dirigente amministrativo non ha diritto alla stessa misura della retribuzione accessoria prevista per il dirigente medico pur appartenendo alla stessa area. 

Corte Conti reg. sez. giurisd. 02/08/2010 n 487

Sussiste la responsabilità di un dirigente provinciale per danno erariale derivante dall’erogazione di indebiti compensi corrisposti a sé stesso e ad altri dipendenti, in violazione del principio di onnicomprensività del trattamento economico dei pubblici dipendenti ex art. 24, terzo comma, D.Lgs. 165/2001. 

Cassazione civile sez. lav. 28/01/2010 n 1866
 
La retribuzione di posizione dei dirigenti pubblici fa parte, a seguito del costante riconoscimento della contrattazione collettiva, della struttura della retribuzione, con la conseguenza che questa, pur non compresa nell'elenco di cui all'art. 43 d.P.R. n. 1092 del 1973, va computata ai fini della determinazione della base pensionabile (costituita dall'ultimo stipendio, paga o retribuzione) e che, anche su detta voce, va applicata la maggiorazione del diciotto per cento. 

Cassazione civile sez. lav. 28/05/2009 n 12533

La deliberazione con la quale il consiglio di amministrazione di un ateneo stanzia risorse per finanziarie la retribuzione di risultato da erogare ai dirigenti non costituisce da sola, a prescindere da un autonomo titolo legale o contrattuale, fonte di un'obbligazione per il datore di lavoro, atteso che gli stanziamenti di bilancio possono fungere solo da limiti di spesa. Né a contrastare l'adeguatezza di tale interpretazione vale richiamare, nel caso in cui, come nella specie, con altra delibera venga dimezzato l'importo già stanziato per il medesimo anno, la previsione dell'art. 44, comma 2, del contratto collettivo 28 aprile 2001 per il personale dirigente dell'area 1 - a mente del quale «le risorse destinate al finanziamento della retribuzione di risultato devono essere integralmente utilizzate nell'anno di riferimento. Ove ciò non sia possibile, le eventuali risorse non spese sono destinate al finanziamento della detta retribuzione di risultato nell'anno successivo» - posto che è la stessa previsione contrattuale a contemplare l'ipotesi che le somme stanziate non siano integralmente utilizzate e che vadano a confluire nell'esercizio successivo per le stesse finalità. 

Cassazione civile sez. un. 31/03/2009 7768

L'art. 24 del d.lg. n. 29 del 1993, pur rendendo necessaria la presenza nella retribuzione del dirigente di una parte accessoria correlata alle funzioni ed alle responsabilità, non prevede alcun termine specifico per la sua determinazione, che è rimessa alla emanazione del provvedimento di graduazione delle funzioni da parte dell'Amministrazione (quale atto di c.d. macroorganizzazione) e, poi, alla negoziazione tra le parti sociali. (Nella specie, le S.U, nell'affermare il principio su esteso, hanno confermato la sentenza impugnata, che, con motivazione adeguata, aveva escluso la responsabilità dell'Arpal nei confronti di un proprio dipendente, il quale aveva lamentato un preteso inadempimento all'obbligo contrattuale di avviare tempestivamente procedure di confronto sindacale per la graduazione delle funzioni, quale ulteriore condizione della pretesa economica avanzata). 

Cassazione civile sez. lav. 05/03/2009 5306

In tema di rapporti di pubblico impiego privatizzato, il principio di omnicomprensività del trattamento economico dirigenziale previsto dall'art. 24 d.lg. 3 febbraio 1993 n. 29 (attualmente, art. 24 d.lg. 30 marzo 2001 n. 165), per cui esso remunera tutte le funzioni ed i compiti attribuiti in ragione dell'ufficio ricoperto dall'Amministrazione presso la quale il dirigente presta servizio o su designazione della stessa, non è derogato dall'art. 16 l. 28 dicembre 2001 n. 448, che riguarda i compensi provenienti da terzi corrisposti direttamente in favore dell'Amministrazione. (Fattispecie relativa all'attività di presidente di nucleo di valutazione assegnata ad un dirigente del Ministero dell'istruzione). 

Cassazione civile sez. lav. 01/10/2008 24373

Il dirigente sanitario di primo livello che abbia svolto temporaneamente le funzioni di dirigente di secondo livello ha diritto alla "retribuzione di posizione" collegata all'incarico conferitogli (costituita da una parte fissa prevista dal c.c.n.l. per la dirigenza dell'area medica e da una parte variabile determinata dall'azienda) e non alla differenza fra lo stipendio tabellare del dirigente di primo livello e quello del dirigente di secondo livello. 

Cassazione civile sez. lav. 01/10/2008 24373

Nell'ambito del rapporto di lavoro pubblico nel settore sanitario, la dirigenza sanitaria è collocata in un ruolo unico, ai sensi dell'art. 15 del d.lg. n. 502 del 1992. Ne consegue che l'assegnazione al dirigente di funzioni superiori non consente l'applicazione dell'art. 2103 c.c., che non si applica ai dirigenti, né dà luogo a trattamento economico ulteriore, senza che possa essere invocato l'art. 36 Cost., in quanto secondo la contrattazione collettiva la retribuzione di posizione spettante al dirigente remunera in modo pieno ed a un livello soddisfacente il lavoro prestato. 

Cassazione civile sez. lav. 15/09/2008 n 23696

Nell'ambito del lavoro pubblico contrattualizzato si deve escludere l'esistenza di un litisconsorzio necessario qualora un dirigente proponga domanda di pagamento di una distinta retribuzione di posizione per ciascuno dei servizi assegnati, che non è diretta ad influire sull'importo dei compensi degli altri dirigenti; infatti, al di fuori dei casi in cui la legge espressamente impone la partecipazione di più soggetti al giudizio instaurato nei confronti di uno di essi, sussiste litisconsorzio necessario quando l'azione tenda alla costituzione o alla modifica di un rapporto plurisoggettivo unico, ovvero all'adempimento di una prestazione inscindibile comune a più soggetti. 


Nell'ambito del lavoro pubblico contrattualizzato dagli art. 39 e 40 c.c.n.l. 10 aprile 1996 per il personale del comparto regioni-autonomie locali, area della dirigenza, non può desumersi che al dirigente spetti un distinto compenso a titolo di retribuzione di posizione per ognuno dei servizi amministrativi assegnati. Infatti, secondo l'interpretazione sistematica di tali clausole contrattuali, la previsione che le amministrazioni attribuiscono un valore economico ad ogni posizione dirigenziale prevista nell'assetto organizzativo deve ritenersi semplicemente diretta a concretizzare la necessità di graduazione delle funzioni, alla quale è correlato il trattamento economico di posizione, senza che se ne possa inferire alcuna implicita affermazione di un maggior contenuto professionale della prestazione offerta dal dirigente nel caso di copertura di più servizi. 


Cassazione civile sez. lav. 15/05/2007 11084

Le fonti legali e contrattuali in materia di retribuzione dei dirigenti pubblici distinguono una parte necessariamente collegata alla specificità della prestazione, definendo il trattamento economico accessorio come quello dipendente dalla responsabilità attribuita e dai risultati conseguiti, in funzione di differenziazione e di incentivazione. Se la qualifica dirigenziale costituisce la ragion d'essere del trattamento economico fondamentale, la retribuzione di posizione riflette il livello di responsabilità attribuito con l'incarico di funzione e, esprimendo lo specifico valore economico di una determinata posizione dirigenziale, non può essere attribuita nella misura massima per il solo rilievo apicale del ruolo dirigenziale ricoperto; la retribuzione di risultato corrisponde invece all'apporto del dirigente in termini di produttività o redditività della sua prestazione. 


Corte Conti reg. sez. giurisd. 28/02/2007 139

Costituisce fonte di danno erariale la condotta di amministratori e dipendenti che, in contrasto con il principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti pubblici, hanno corrisposto al vice segretario comunale l'indennità di direttore generale specificamente prevista dall'art. 108, d.lg. n. 267 del 2000 per la figura del City manager; la ratio della norma è, infatti, quella di remunerare le professionalità esterne all'ente locale, tanto che l'incarico è attribuibile in via residuale al segretario comunale (in qualità dipendente dell'apposita agenzia e non dell'ente comunale) ma non può essere conferito alla dirigenza dell'ente locale. 

Consiglio di Stato ad. plen. 11/12/2006 14

La retribuzione di risultato corrisposta al dirigente, essendo correlata all'effettivo grado di raggiungimento, anche sotto il profilo qualitativo, degli obiettivi definiti contrattualmente, non rientra tra gli emolumenti che possono essere considerati componenti della retribuzione definitivamente ed irreversibilmente acquisite, ai fini dell'applicazione del principio del divieto di “reformatio in pejus”. Non può riconoscersi carattere di fissità e continuatività alla parte variabile della retribuzione di posizione del dirigente di prima fascia con funzioni di direttore generale e pertanto essa non può essere computata ai fini dell'applicazione del principio del divieto di “reformatio in pejus”. 
 




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