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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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Art 22 del d lgs n 165 del 2001
Articolo 22 del decreto legislativo n 165 del 2001 il Comitato dei Garanti in materia di responsabilità dei dirigenti 
 
Il comitato dei garanti
D.Lgs n 165 del 2001 
Art. 22

1. I provvedimenti di cui all'articolo 21, commi 1 e 1-bis, sono adottati sentito il Comitato dei garanti, i cui componenti, nel rispetto del principio di genere, sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Comitato dura in carica tre anni e l'incarico non e' rinnovabile.
2. Il Comitato dei garanti e' composto da un consigliere della Corte dei conti, designato dal suo Presidente, e da quattro componenti designati rispettivamente, uno dal Presidente della Commissione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico, e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, uno dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, scelto tra un esperto scelto tra soggetti con specifica qualificazione ed esperienza nei settori dell'organizzazione amministrativa e del lavoro pubblico, e due scelti tra dirigenti di uffici dirigenziali generali di cui almeno uno appartenente agli Organismi indipendenti di valutazione, estratti a sorte fra coloro che hanno presentato la propria candidatura. I componenti sono collocati fuori ruolo e il posto corrispondente nella dotazione organica dell'amministrazione di appartenenza e' reso indisponibile per tutta la durata del mandato. Per la partecipazione al Comitato non e' prevista la corresponsione di emolumenti o rimborsi spese.
3. Il parere del Comitato dei garanti viene reso entro il termine di quarantacinque giorni dalla richiesta; decorso inutilmente tale termine si prescinde dal parere.
(1) Articolo modificato dall'articolo 3, comma 3, della legge 15 luglio 2002, n. 145 e successivamente sostituito dall'articolo 42, comma 1, del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150


Tribunale Roma  23/01/2013
 
Al rapporto di lavoro del dirigente pubblico non si applica il regime del recesso ad nutum previsto dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, ma la parte datoriale può recedere solamente per giusta causa o giustificato motivo. 

Tribunale Roma sez. lav. 12/09/2011

In tema di lavoro con le p.a., la disciplina della responsabilità dirigenziale prevista dall'art. 22 d.lg. n. 165 del 2001 si applica agli incarichi dirigenziali di capo dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri; ne consegue che, come per gli altri dirigenti che svolgono funzioni anche di amministrazione attiva, la revoca "ante tempus" dell'incarico non può essere disposta che a seguito di un accertamento di responsabilità dirigenziale in presenza di determinati presupposti ed all'esito di un procedimento di garanzia (fattispecie nella quale il tribunale ha ritenuto illegittima la revoca anticipata dell'incarico per violazione della garanzia procedimentale del preventivo parere del comitato dei garanti). 

Cassazione civile sez. lav. 17/06/2010 14628

Nel pubblico impiego privatizzato, anche in riferimento al rapporto di lavoro della dirigenza sanitaria l'intervento del comitato dei garanti riguarda le ipotesi di responsabilità dirigenziale (e non quelle di responsabilità disciplinare, ossia per mancanze), salva la sua estensione anche ai casi di indissolubile intreccio tra i due tipi di responsabilità, e tale regola non è derogabile dalla contrattazione collettiva. 

Cassazione civile sez. lav. 08/04/2010 8329

È legittimo il licenziamento irrogato al dirigente medico per motivi disciplinari, in assenza del parere preventivo e vincolante del comitato dei garanti (in motivazione, si precisa che l'intervento del comitato dei garanti è necessario nei soli casi di responsabilità dirigenziale ed in quelli nei quali sussiste un indissolubile intreccio fra tale responsabilità e quella, tipicamente disciplinare, per mancanze). 

Cassazione civile sez. lav. 08/04/2010 n 8329

In tema di dirigenza pubblica, il previo conforme parere del Comitato dei garanti, previsto dagli art. 21 e 22 d.lg. n. 165 del 2001 per il personale statale, estensibile anche alle pubbliche amministrazioni non statali in forza della norma di adeguamento di cui all'art. 27 comma 1 d.lg. n. 165 del 2001, riguarda le sole ipotesi di responsabilità gestionale per il mancato raggiungimento degli obbiettivi nell'attività amministrativa e grave inosservanza delle direttive impartite dall'organo competente a ciò preposto e non anche le condotte realizzate in violazione di singoli doveri, restando salva l'applicabilità della disposizione nei casi in cui vi sia un indissolubile intreccio tra tale tipo di responsabilità e quella disciplinare. Ne consegue che, ove siano contestate mancanze di rilevanza esclusivamente disciplinare, la sanzione può legittimamente essere irrogata anche in assenza di detto parere ovvero con parere negativo. (Nella specie, relativa al licenziamento di un dirigente sanitario, il quale aveva reiteratamente dirottato i pazienti verso strutture private rappresentando loro inesistenti difficoltà da parte dell'Asl, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto irrilevante il contrario parere espresso dal Comitato dei garanti, escludendo la necessità dell'intervento di tale organo nell'ambito della procedura disciplinare anche alla luce delle previsioni collettive, in ispecie gli accordi di interpretazione autentica dell'art. 23 c.c.n.l. 8 giugno 2000 dell'area medico-veterinaria stipulati il 24 ottobre 2001 e il 29 settembre 2004). 

Cassazione civile sez. lav. 08/04/2010 8329

Il testo dell’art. 22 d.lg. 165/2001, con il riferimento al comma 2 dell’art. 21 rende chiaro che l’intervento del Comitato dei garanti riguarda un tipo di responsabilità di carattere gestionale, non riferibile a condotte realizzate in puntuale violazioni di singoli doveri, e collegata invece ad un apprezzamento globale dell’attività del dirigente, il che ben spiega l’intervento dell’organo esterno all’Amministrazione in funzione di garanzia. 

Dagli articoli 21 e 22 del d. lgs. 165/2001 si ricava il principio secondo cui il parere del Comitato dei Garanti è previsto solo nelle ipotesi di responsabilità dirigenziale, salva la sua estensione anche ai casi di indissolubile intreccio fra tale tipo di responsabilità e quella, tipicamente disciplinare, per mancanze. Questo principio, siccome contenuto nello stesso decreto legislativo, non è derogabile dai contratti collettivi secondo il meccanismo (ora non più operante ) di cui all’art. 2 comma 2 dello stesso decreto, essendo quest’ultimo per definizione estraneo al tipo di atto normativo rispetto al quale era ammessa la deroga da parte dell’autonomia collettiva. La norma contrattuale non impone di ritenere necessario l’intervento di detto Comitato anche nelle fattispecie di recesso per motivi puramente disciplinari, visto che essa fa riferimento ad altre clausole collettive nelle quali oltre a quella disciplinare è contemplata la responsabilità dirigenziale, sicché è plausibile una interpretazione, di carattere conservativo (unica alternativa ad una declaratoria di nullità della previsione contrattuale per contrasto con norme poste da fonti di rango superiore) che restringa il ruolo del Comitato al solo recesso fondato su detta responsabilità. 

Cassazione civile sez. lav. 20/02/2007 3929

Nella disciplina della dirigenza pubblica, quando l'amministrazione contesti il mancato raggiungimento degli obiettivi o l'inosservanza delle direttive imputabili al dirigente, il parere del comitato dei garanti costituisce indefettibile presupposto per l'adozione del licenziamento per responsabilità dirigenziale, in funzione di garanzia ed a tutela del lavoratore contro l'arbitrio o la discrezionalità assoluta degli organi politici; mancando tale presupposto, il provvedimento di licenziamento risulta adottato in carenza di potere e, di conseguenza, è nullo ed inefficace, e comporta la prosecuzione de iure del rapporto di lavoro dirigenziale, con il conseguente obbligo per l'ente datore di lavoro di corrispondere, sino all'effettiva reintegrazione del dirigente, le retribuzioni dovute sia in relazione al rapporto di impiego che in ordine all'incarico dirigenziale fino alla sua scadenza originaria (fattispecie in tema di licenziamento di comandante della polizia municipale). 

Nella disciplina della dirigenza pubblica, la responsabilità dirigenziale prescinde da ogni rilevanza dell'elemento soggettivo (dolo o negligenza del lavoratore) per quanto riguarda il mancato raggiungimento degli obiettivi, talché si configura come una sorta di responsabilità oggettiva: in tal caso, la responsabilità dirigenziale non è assimilabile ad una responsabilità disciplinare o per mancanze, che presuppone sempre, quanto meno, la negligenza colpevole del lavoratore. Quando, invece, il mancato raggiungimento degli obiettivi dipenda da negligenza o inerzia del dirigente, la responsabilità dirigenziale coincide con quella disciplinare, o per mancanze. 





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