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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
Galli - Caringella - Casetta - Giovagnoli - Garofoli
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Art 21 d lgs 165 del 2001 la responsabilitÓ dei dirigenti della PA
Art 21 del decreto legislativo n 165 del 2001 con la giurisprudenza civile e amministrativa più rilevante in materia di responsabilità dei dirigenti della P.A.


Art. 21DLgs n 165 del 2001

Responsabilità dirigenziale
 
(Art. 21, commi 1, 2 e 5 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituiti prima dall'art. 12 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi dall'art. 14 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificati dall'art. 7 del d.lgs n. 387 del 1998)
1. Il mancato raggiungimento degli obiettivi accertato attraverso le risultanze del sistema di valutazione di cui al Titolo II del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni ovvero l'inosservanza delle direttive imputabili al dirigente comportano, previa contestazione e ferma restando l'eventuale responsabilita' disciplinare secondo la disciplina contenuta nel contratto collettivo, l'impossibilita' di rinnovo dello stesso incarico dirigenziale. In relazione alla gravita' dei casi, l'amministrazione puo' inoltre, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, revocare l'incarico collocando il dirigente a disposizione dei ruoli di cui all'articolo 23 ovvero recedere dal rapporto di lavoro secondo le disposizioni del contratto collettivo (1).
1-bis. Al di fuori dei casi di cui al comma 1, al dirigente nei confronti del quale sia stata accertata, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio secondo le procedure previste dalla legge e dai contratti collettivi nazionali, la colpevole violazione del dovere di vigilanza sul rispetto, da parte del personale assegnato ai propri uffici, degli standard quantitativi e qualitativi fissati dall'amministrazione, conformemente agli indirizzi deliberati dalla Commissione di cui all'articolo 13 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, la retribuzione di risultato e' decurtata, sentito il Comitato dei garanti, in relazione alla gravita' della violazione di una quota fino all'ottanta per cento (2).
[ 2. Nel caso di grave inosservanza delle direttive impartite dall'organo competente o di ripetuta valutazione negativa, ai sensi del comma 1, il dirigente, previa contestazione e contraddittorio, può essere escluso dal conferimento di ulteriori incarichi di livello dirigenziale corrispondente a quello revocato, per un periodo non inferiore a due anni. Nei casi di maggiore gravità, l'amministrazione può recedere dal rapporto di lavoro, secondo le disposizioni del codice civile e dei contratti collettivi.] (3)
3. Restano ferme le disposizioni vigenti per il personale delle qualifiche dirigenziali delle Forze di polizia, delle carriere diplomatica e prefettizia e delle Forze armate nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (4).
(1) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 2, lettera a), della legge 15 luglio 2002, n. 145 e successivamente dall'articolo 41, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(2) Comma inserito dall'articolo 41, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(3) Comma abrogato dall'articolo 3, comma 2, lettera b), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(4) Comma modificato dall'articolo 73 del D.Lgs. 13 ottobre 2005, n. 217, con la decorrenza indicata dall'articolo 175 del medesimo D.Lgs. 217/2005.


Tribunale Roma  23/01/2013

Al rapporto di lavoro del dirigente pubblico non si applica il regime del recesso ad nutum previsto dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, ma la parte datoriale può recedere solamente per giusta causa o giustificato motivo. 

Cassazione civile sez. lav. 31/07/2012 13710

In tema di pubblico impiego privatizzato, i principi di temporaneità degli incarichi dirigenziali e di non applicabilità dell'art. 2103 c.c. al conferimento e revoca degli incarichi, comportano che il dirigente pubblico può rimanere privo di incarico, senza per questo perdere lo status di pubblico dipendente con qualifica dirigenziale (ad esempio, prima dell'assegnazione del primo incarico, negli intervalli tra un incarico e l'altro, o perché collocato in disponibilità) e, se licenziato illegittimamente, ha diritto ad un risarcimento ridotto (quello relativo al dirigente senza funzioni), senza che tale disciplina rappresenti una violazione di principi costituzionali. 

Cassazione civile sez. lav. 17/06/2010 14628

Nel pubblico impiego contrattualizzato, trova applicazione anche con riferimento alla dirigenza sanitaria il principio di cui all'art. 59 d.lg. 165 del 2001, secondo il quale tutte le fasi del procedimento disciplinare sono svolte esclusivamente dall'ufficio competente per i procedimenti disciplinari, il quale è anche l'organo competente all'irrogazione delle sanzioni disciplinari, ad eccezione del rimprovero verbale e della censura, con la conseguenza che il procedimento instaurato da un soggetto diverso al predetto ufficio è illegittimo e la sanzione è affetta da nullità, restando altresì escluso l'intervento nel procedimento del Comitato dei Garanti, che è previsto per il diverso caso della responsabilità dirigenziale. 

Cassazione civile sez. lav. 08/04/2010 8329

È legittimo il licenziamento irrogato al dirigente medico per motivi disciplinari, in assenza del parere preventivo e vincolante del comitato dei garanti (in motivazione, si precisa che l'intervento del comitato dei garanti è necessario nei soli casi di responsabilità dirigenziale ed in quelli nei quali sussiste un indissolubile intreccio fra tale responsabilità e quella, tipicamente disciplinare, per mancanze). 

Cassazione civile sez. lav. 08/04/2010 8329


In tema di dirigenza pubblica, il previo conforme parere del Comitato dei garanti, previsto dagli art. 21 e 22 d.lg. n. 165 del 2001 per il personale statale, estensibile anche alle pubbliche amministrazioni non statali in forza della norma di adeguamento di cui all'art. 27 comma 1 d.lg. n. 165 del 2001, riguarda le sole ipotesi di responsabilità gestionale per il mancato raggiungimento degli obbiettivi nell'attività amministrativa e grave inosservanza delle direttive impartite dall'organo competente a ciò preposto e non anche le condotte realizzate in violazione di singoli doveri, restando salva l'applicabilità della disposizione nei casi in cui vi sia un indissolubile intreccio tra tale tipo di responsabilità e quella disciplinare. Ne consegue che, ove siano contestate mancanze di rilevanza esclusivamente disciplinare, la sanzione può legittimamente essere irrogata anche in assenza di detto parere ovvero con parere negativo. (Nella specie, relativa al licenziamento di un dirigente sanitario, il quale aveva reiteratamente dirottato i pazienti verso strutture private rappresentando loro inesistenti difficoltà da parte dell'Asl, la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto irrilevante il contrario parere espresso dal Comitato dei garanti, escludendo la necessità dell'intervento di tale organo nell'ambito della procedura disciplinare anche alla luce delle previsioni collettive, in ispecie gli accordi di interpretazione autentica dell'art. 23 c.c.n.l. 8 giugno 2000 dell'area medico-veterinaria stipulati il 24 ottobre 2001 e il 29 settembre 2004). 

Cassazione civile sez. un. 01/12/2009 n 25254

Spetta all'autorità giudiziaria ordinaria la giurisdizione sulla controversia avente ad oggetto la legittimità della revoca di un incarico dirigenziale (nella specie, la S.C. ha escluso che la delibera della giunta regionale che aveva disposto la revoca potesse essere qualificata come "atto organizzativo generale", rientrante nella cognizione del giudice amministrativo). 

Il d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, art. 21 dopo aver definito la fattispecie della "responsabilità dirigenziale", prevede la revoca dell'incarico dirigenziale solo "in relazione alla gravità dei casi"; sicché occorre che sussistano i presupposti di fatto della responsabilità dirigenziale (mancato raggiungimento degli obiettivi, inosservanze di direttive, illeciti disciplinari) e che questi raggiungano una soglia di apprezzabile gravità tale da essere proporzionale alla più radicale misura della revoca dell'incarico. In ogni caso, a garanzia del dirigente, gli incarichi dirigenziali possono essere revocati esclusivamente nei casi e con le modalità dell'art. 21, comma 1, secondo periodo, cit. Quanto poi alle conseguenze della revoca illegittima dell'incarico dirigenziale la disciplina del recesso dal rapporto di lavoro dei dirigenti pubblici non è quella dell'art. 2118 c.c., propria dei dirigenti privati, ma segue i canoni del rapporto di lavoro dei dipendenti con qualifica impiegatizia. Pertanto, in caso di revoca illegittima dell'incarico dirigenziale ne consegue che l'Amministrazione è tenuta a ripristinare l'incarico dirigenziale illegittimamente revocato ed a corrispondere le differenze retributive. 





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