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MANUALI E COMPENDI DIRITTO AMMINISTRATIVO 2012
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Art 19 d lgs n 165 del 2001 conferimento incarichi dirigenziali
Articolo 19 del decreto legislativo n 165 del 2001 in materia di conferimento degli incarichi dirigenziali in seno alla PA, questioni di giurisdizione e legittimità costituzionale anche in ordine al sistema del c.d. spoil system - la giurisprudenza più recente e significativa oltre al testo dell'articolo
 
ARTICOLO N.19
Incarichi di funzioni dirigenziali (A)

(Art. 19 del d.lgs n. 29 del 1993, come sostituito prima dall'art. 11 del d.lgs n. 546 del 1993 e poi dall'art. 13 del d.lgs n. 80 del 1998 e successivamente modificato dall'art. 5 del d.lgs n. 387 del 1998) (A)
 
1. Ai fini del conferimento di ciascun incarico di funzione dirigenziale si tiene conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessita' della struttura interessata, delle attitudini e delle capacita' professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell'amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonche' delle esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purche' attinenti al conferimento dell'incarico. Al conferimento degli incarichi e al passaggio ad incarichi diversi non si applica l'articolo 2103 del codice civile (1).
1-bis. L'amministrazione rende conoscibili, anche mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e la tipologia dei posti di funzione che si rendono disponibili nella dotazione organica ed i criteri di scelta; acquisisce le disponibilita' dei dirigenti interessati e le valuta (2).
1-ter. Gli incarichi dirigenziali possono essere revocati esclusivamente nei casi e con le modalita' di cui all'articolo 21, comma 1, secondo periodo. [L'amministrazione che, in dipendenza dei processi di riorganizzazione ovvero alla scadenza, in assenza di una valutazione negativa, non intende confermare l'incarico conferito al dirigente, e' tenuta a darne idonea e motivata comunicazione al dirigente stesso con un preavviso congruo, prospettando i posti disponibili per un nuovo incarico.] (3)
2. Tutti gli incarichi di funzione dirigenziale nelle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, sono conferiti secondo le disposizioni del presente articolo. Con il provvedimento di conferimento dell'incarico, ovvero con separato provvedimento del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro competente per gli incarichi di cui al comma 3, sono individuati l'oggetto dell'incarico e gli obiettivi da conseguire, con riferimento alle priorità, ai piani e ai programmi definiti dall'organo di vertice nei propri atti di indirizzo e alle eventuali modifiche degli stessi che intervengano nel corso del rapporto, nonché la durata dell'incarico, che deve essere correlata agli obiettivi prefissati e che, comunque, non può essere inferiore a tre anni né eccedere il termine di cinque anni. La durata dell'incarico puo' essere inferiore a tre anni se coincide con il conseguimento del limite di eta' per il collocamento a riposo dell'interessato. Gli incarichi sono rinnovabili. Al provvedimento di conferimento dell'incarico accede un contratto individuale con cui è definito il corrispondente trattamento economico, nel rispetto dei principi definiti dall'articolo 24. È sempre ammessa la risoluzione consensuale del rapporto. In caso di primo conferimento ad un dirigente della seconda fascia di incarichi di uffici dirigenziali generali o di funzioni equiparate, la durata dell'incarico e' pari a tre anni. Resta fermo che per i dipendenti statali titolari di incarichi di funzioni dirigenziali ai sensi del presente articolo, ai fini dell'applicazione dell'articolo 43, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, e successive modificazioni, l'ultimo stipendio va individuato nell'ultima retribuzione percepita in relazione all'incarico svolto. Nell'ipotesi prevista dal terzo periodo del presente comma, ai fini della liquidazione del trattamento di fine servizio, comunque denominato, nonche' dell'applicazione dell'articolo 43, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, e successive modificazioni, l'ultimo stipendio va individuato nell'ultima retribuzione percepita prima del conferimento dell'incarico avente durata inferiore a tre anni (4).
3. Gli incarichi di Segretario generale di ministeri, gli incarichi di direzione di strutture articolate al loro interno in uffici dirigenziali generali e quelli di livello equivalente sono conferiti con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 o, con contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualità professionali e nelle percentuali previste dal comma 6 (5).
4. Gli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale sono conferiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro competente, a dirigenti della prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 o, in misura non superiore al 70 per cento della relativa dotazione, agli altri dirigenti appartenenti ai medesimi ruoli ovvero, con contratto a tempo determinato, a persone in possesso delle specifiche qualità professionali richieste dal comma 6 (6).
4-bis. I criteri di conferimento degli incarichi di funzione dirigenziale di livello generale, conferiti ai sensi del comma 4 del presente articolo, tengono conto delle condizioni di pari opportunità di cui all'articolo 7 (7).
5. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale sono conferiti, dal dirigente dell'ufficio di livello dirigenziale generale, ai dirigenti assegnati al suo ufficio ai sensi dell'articolo 4, comma 1, lettera c).
5-bis. Ferma restando la dotazione effettiva di ciascuna amministrazione, gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere conferiti, da ciascuna amministrazione, anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli di cui all'articolo 23, purche' dipendenti delle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, ovvero di organi costituzionali, previo collocamento fuori ruolo, aspettativa non retribuita, comando o analogo provvedimento secondo i rispettivi ordinamenti. Gli incarichi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5 possono essere conferiti entro il limite del 15 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui al medesimo articolo 23 e del 10 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia. I suddetti limiti percentuali possono essere aumentati, rispettivamente, fino ad un massimo del 25 e del 18 per cento, con contestuale diminuzione delle corrispondenti percentuali fissate dal comma 6 (8) (B).
5-ter. I criteri di conferimento degli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale, conferiti ai sensi del comma 5 del presente articolo, tengono conto delle condizioni di pari opportunità di cui all'articolo 7 (9).
6. Gli incarichi di cui ai commi da 1 a 5 possono essere conferiti, da ciascuna amministrazione, entro il limite del 10 per cento della dotazione organica dei dirigenti appartenenti alla prima fascia dei ruoli di cui all'articolo 23 e dell'8 per cento della dotazione organica di quelli appartenenti alla seconda fascia, a tempo determinato ai soggetti indicati dal presente comma. La durata di tali incarichi, comunque, non può eccedere, per gli incarichi di funzione dirigenziale di cui ai commi 3 e 4, il termine di tre anni, e, per gli altri incarichi di funzione dirigenziale il termine di cinque anni. Tali incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione, che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, ivi comprese quelle che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato. Il trattamento economico può essere integrato da una indennità commisurata alla specifica qualificazione professionale, tenendo conto della temporaneità del rapporto e delle condizioni di mercato relative alle specifiche competenze professionali. Per il periodo di durata dell'incarico, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono collocati in aspettativa senza assegni, con riconoscimento dell'anzianità di servizio. La formazione universitaria richiesta dal presente comma non puo' essere inferiore al possesso della laurea specialistica o magistrale ovvero del diploma di laurea conseguito secondo l'ordinamento didattico previgente al regolamento di cui al decreto del Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509 (10) (C).
6-bis. Fermo restando il contingente complessivo dei dirigenti di prima o seconda fascia il quoziente derivante dall'applicazione delle percentuali previste dai commi 4, 5-bis e 6, e' arrotondato all'unita' inferiore, se il primo decimale e' inferiore a cinque, o all'unita' superiore, se esso e' uguale o superiore a cinque (11).
6-ter. Il comma 6 ed il comma 6-bis si applicano alle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2 (12).
6-quater. Per gli enti locali il numero complessivo degli incarichi a contratto nella dotazione organica dirigenziale, conferibili ai sensi dell'articolo 110, comma 1, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui aldecreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e' stabilito nel limite massimo del 10 per cento della dotazione organica della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato. Per i comuni con popolazione inferiore o pari a 100.000 abitanti il limite massimo di cui al primo periodo del presente comma e' pari al 20 per cento della dotazione organica della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato. Per i comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti e inferiore o pari a 250.000 abitanti il limite massimo di cui al primo periodo del presente comma puo' essere elevato fino al 13 per cento della dotazione organica della qualifica dirigenziale a tempo indeterminato a valere sulle ordinarie facolta' per le assunzioni a tempo indeterminato. Si applica quanto previsto dal comma 6-bis. In via transitoria, con provvedimento motivato volto a dimostrare che il rinnovo sia indispensabile per il corretto svolgimento delle funzioni essenziali degli enti, i limiti di cui al presente comma possono essere superati, a valere sulle ordinarie facolta' assunzionali a tempo indeterminato, al fine di rinnovare, per una sola volta, gli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione e in scadenza entro il 31 dicembre 2012. Contestualmente gli enti adottano atti di programmazione volti ad assicurare, a regime, il rispetto delle percentuali di cui al presente comma (13).
[ 7. Gli incarichi di direzione degli uffici dirigenziali di cui ai commi precedenti sono revocati nelle ipotesi di responsabilità dirigenziale per inosservanza delle direttive generali e per i risultati negativi dell'attività amministrativa e della gestione, disciplinate dall'articolo 21, ovvero nel caso di risoluzione consensuale del contratto individuale di cui all'articolo 24, comma 2.] (14)
8. Gli incarichi di funzione dirigenziale di cui al comma 3 [, al comma 5-bis, limitatamente al personale non appartenente ai ruoli di cui all’articolo 23, e al comma 6,] cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo (15).
9. Degli incarichi di cui ai commi 3 e 4 è data comunicazione al Senato della Repubblica ed alla Camera dei deputati, allegando una scheda relativa ai titoli ed alle esperienze professionali dei soggetti prescelti.
10. I dirigenti ai quali non sia affidata la titolarità di uffici dirigenziali svolgono, su richiesta degli organi di vertice delle amministrazioni che ne abbiano interesse, funzioni ispettive, di consulenza, studio e ricerca o altri incarichi specifici previsti dall'ordinamento, ivi compresi quelli presso i collegi di revisione degli enti pubblici in rappresentanza di amministrazioni ministeriali (16).
11. Per la Presidenza del Consiglio dei ministri, per il Ministero degli affari esteri nonché per le amministrazioni che esercitano competenze in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia, la ripartizione delle attribuzioni tra livelli dirigenziali differenti è demandata ai rispettivi ordinamenti.
12. Per il personale di cui all'articolo 3, comma 1, il conferimento degli incarichi di funzioni dirigenziali continuerà ad essere regolato secondo i rispettivi ordinamenti di settore. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 2 della legge 10 agosto 2000, n. 246 (17).
12-bis. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi (18).
(1) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 15 luglio 2002, n. 145 e successivamente dall'articolo 40, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(2) Comma inserito dall'articolo 40, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(3) Comma inserito dall'articolo 40, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 e successivamente modificato dall' articolo 9, comma 32, del D.L. 31 maggio 2010 , n. 78.
(4) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 1, lettera b), della legge 15 luglio 2002, n. 145, e successivamente modificato dall'articolo 14-sexies, comma 1, del D.L. 30 giugno 2005, n. 115, dall'articolo 40, comma 1, lettera c), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 e dall'articolo 1, comma 32, del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 con riferimento agli incarichi aventi decorrenza successiva al 1° ottobre 2011.
(5) Comma modificato dall'articolo 3, comma 1, lettera c), della legge 15 luglio 2002, n. 145 e successivamente dall'articolo 40, comma 1, lettera d), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(6) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 1, lettera d), della legge 15 luglio 2002, n. 145, e successivamente modificato dall'articolo 3, comma 147, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
(7) Comma inserito dall'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(8) Comma inserito dall'articolo 3, comma 1, lettera f), della legge 15 luglio 2002, n. 145. Vedi le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 10-bis, del D.L. 18 maggio 2006, n. 181 e all'articolo 2, comma 20, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95. Successivamente sostituito dall'articolo 2, comma 8-ter, del D.L. 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013, n. 125.
(9) Comma inserito dall'articolo 3, comma 1, lettera f), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(10) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 1, lettera g), della legge 15 luglio 2002, n. 145, successivamente modificato dall'articolo 14-sexies del D.L. 30 giugno 2005, n. 115; dall'articolo 40, comma 1, lettera e), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150 e, da ultimo, dall'articolo 2, comma 8-quater, del D.L. 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013, n. 125. L'articolo 33, comma 3, del D.L. 4 luglio 2006, n. 223, dispone che i limiti di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici risultanti anche dall'applicazione dell'articolo 16, comma 1, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503, si applicano anche ai fini dell'attribuzione degli incarichi dirigenziali di cui al presente comma. Vedi le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 10-bis, del D.L. 18 maggio 2006, n. 181, all'articolo 1, comma 593, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 all'articolo 1, comma 359, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e all'articolo 2, comma 20, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95.
Il presente comma era stato ulteriormente modificato dall'articolo 15 del D.L. 10 gennaio 2006, n. 4, soppresso successivamente dalla legge 9 marzo 2006 n. 80, in sede di conversione. L'articolo 4 del D.L. 29 novembre 2004 n. 280, non convertito in legge, aveva disposto l'interpretazione autentica delle norme contenute nel presente comma. Vedi deroga al limite previsto dal presente comma, di cui all'articolo 42 del D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39. In riferimento al presente comma vedi inoltre l'articolo 2, comma 8-bis, del D.L. 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 ottobre 2013, n. 125.
(11) Comma inserito dall'articolo 40, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(12) Comma inserito dall'articolo 40, comma 1, lettera f), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150.
(13) Comma inserito dall'articolo 1, comma 1, del D.Lgs. 1° agosto 2011, n. 141 e successivamente sostituito dall'articolo 4-ter, comma 13, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16.
(14) Comma abrogato dall'articolo 3, comma 1, lettera h), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(15) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 1, lettera i), della legge 15 luglio 2002, n. 145, e successivamente modificato dall'articolo 2, comma 159, del D.L. 3 ottobre 2006, n. 262 e dall'articolo 40, comma 1, lettera g), del D.Lgs. 27 ottobre 2009, n. 150. Vedi, anche, i commi 160 e 161 del medesimo articolo 2. La Corte Costituzionale, con sentenza 11 aprile 2011, n. 124 (in Gazz. Uff., 13 aprile, n. 16), ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente comma, nel testo vigente prima dell'entrata in vigore dell'art. 40 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), nella parte in cui dispone che gli incarichi di funzione dirigenziale generale di cui al comma 5-bis, limitatamente al personale non appartenente ai ruoli di cui all'art. 23 del presente decreto, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. Successivamente, la Corte Costituzionale, con sentenza 25 luglio 2011, n. 246 (in Gazz. Uff., 27 luglio, n. 32), ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale del presente comma, come modificato dall'art. 2, comma 159, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262 (Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, nel testo vigente prima dell'entrata in vigore dell'art. 40 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni), nella parte in cui dispone che gli incarichi di funzione dirigenziale conferiti ai sensi del comma 6 del presente articolo, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo.
(16) Comma sostituito dall'articolo 3, comma 1, lettera l), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(17) Comma modificato dall'articolo 3, comma 1, lettera m), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(18) Comma inserito dall'articolo 3, comma 1, lettera n), della legge 15 luglio 2002, n. 145.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Nota Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca 07 giugno 2013, n. 5688; Nota Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca 25 luglio 2013, n. 5037.
(B) In riferimento al presente comma vedi: (B) In riferimento al presente comma vedi: Nota Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca 09 luglio 2013, n. 10880.
(C) In riferimento al presente comma vedi: Nota Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca 09 luglio 2013, n. 10880.


Cassazione civile sez. un. 07/11/2013 n 25037

Non è configurabile l'eccesso di potere giurisdizionale per sconfinamento nella sfera del merito riservata alla P.A., sindacabile dalla Corte di cassazione e ravvisabile qualora il giudice contabile, eccedendo i limiti del riscontro di legittimità dell'azione amministrativa sotto il profilo della compatibilità delle scelte effettuate con i fini, da ispirarsi a criteri di economicità ed efficacia, dell'ente pubblico, ne compia una valutazione di opportunità o di mera non condivisione, nella decisione della Corte dei Conti che, nel verificare se il conferimento di un incarico dirigenziale rispondesse a quanto dettagliatamente previsto dall'art. 19, sesto comma, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, si sia limitata a negare che il soggetto incaricato fosse in possesso dei titoli richiesti, così doverosamente accertando fatti rilevanti ai fini dell'applicazione dell'anzidetta norma di legge. 

Tribunale Roma sez. lav. 25/09/2013 n 10385

In materia di pubblico impiego negli enti locali, a seguito della entrata in vigore della l.165/2001, continua ad applicarsi ai dirigenti tecnici, l’art. 2103 c.c. a condizione che svolgano effettivamente mansioni tecniche. 

Cassazione civile sez. un. 23/09/2013 21671

In tema di impiego pubblico privatizzato, nell'ambito del quale anche gli atti di conferimento di incarichi dirigenziali rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte dall'amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, le norme contenute nell'art. 19, primo comma, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, obbligano l'amministrazione datrice di lavoro al rispetto dei criteri generali di correttezza e buona fede (art. 1175 e 1375 cod. civ.), applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all'art. 97 Cost. Poiché, dunque, il superamento di un concorso pubblico, indipendentemente dalla nomina, consolida nel patrimonio dell'interessato una situazione giuridica individuale di diritto soggettivo, il mancato conferimento dell'incarico dirigenziale, per un errore nell'attribuzione dei punteggi in sede di approvazione della graduatoria concorsuale, è configurabile come inadempimento contrattuale, suscettibile di produrre un danno risarcibile. 

Consiglio di Stato sez. VI 05/04/2013 n 1879

In base al principio di legalità, valgono per l'intera pubblica amministrazione le regole generali contenute nell'art. 19 del d.lg. n. 165/2001, in materia di affidamento di incarichi dirigenziali. Non può infatti non ritenersi che debba essere assicurato per l'intero apparato pubblico, affidato o meno a norme privatistiche per la disciplina del rapporto di lavoro, il rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento, di cui all'art. 97 della Costituzione: principi che debbono comunque estrinsecarsi nell'obbligo di valutazioni comparative per l'individuazione del soggetto più idoneo all'espletamento delle funzioni da svolgere, a forme di partecipazione degli interessati ai processi decisionali e all'esternazione delle ragioni giustificatrici delle scelte, anche quando gli atti di conferimento degli incarichi dirigenziali rivestano natura di determinazioni negoziali. Quando pertanto, nel comma 12, il medesimo art. 19 rinvia agli ordinamenti di settore per gli incarichi del personale non privatizzato, ciò non implica certamente deroga ai principi generali, cui deve comunque ispirarsi l'esercizio di funzioni pubbliche. 

Cassazione civile sez. lav. 09/01/2013 n 355

In tema di pubblico impiego privatizzato, nell'ipotesi di risoluzione anticipata di incarico dirigenziale disposta ai sensi di una disposizione di legge sul cd. "spoils system" successivamente dichiarata incostituzionale, l'illecito è imputabile e il danno è risarcibile solo dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale, con la conseguenza che è da tale data (e non dalla data di cessazione illegittima del rapporto) che spettano al dirigente le differenze retributive fino alla scadenza del termine previsto dal contratto. Infatti, l'efficacia retroattiva delle sentenze che dichiarano l'illegittimità costituzionale non vale a far ritenere illecito il comportamento realizzato anteriormente alla sentenza e in conformità della norma successivamente dichiarata illegittima, non potendo detto comportamento ritenersi caratterizzato da dolo o colpa. 


La retroattività delle pronunce di illegittimità costituzionale riguarda l'antigiuridicità delle norme investite, non più applicabili, neanche ai rapporti pregressi, non ancora "esauriti", ma non consente di configurare retroattivamente, quanto fittiziamente, la "colpa" del soggetto che, prima della declaratoria di incostituzionalità, abbia "conformato" il proprio comportamento alle norme, solo successivamente, investite da quella declaratoria. Ne deriva che, in caso di illegittima risoluzione anticipata di incarico dirigenziale disposta ai sensi dell'art. 2 comma 161 del d.l. 262 del 2006 (poi dichiarato illegittimo dalla sentenza della Corte cost. n. 81 del 2010), spetta al dirigente il risarcimento del danno derivato dall'anticipata risoluzione del rapporto, ma tale danno, considerato che nella fattispecie la colpa dell'agente è elemento essenziale dell'illecito, è risarcibile solo dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza della Corte cost. e non dalla data di cessazione del rapporto. 

Cassazione civile sez. lav. 18/12/2012 n 23351

In tema di pubblico impiego privatizzato, la nullità per contrasto con norme imperative (art. 1418 c.c.), è applicabile anche alle norme regionali, purché emanate nel rispetto del riparto delle competenze legislative Stato-regioni delineato dall'art. 117 cost. Di conseguenza, nell'ipotesi in cui una regione conferisca un incarico dirigenziale di durata quinquennale a soggetto esterno di età superiore agli anni settanta, con esplicito richiamo alla normativa statale (che all'epoca non fissava alcun limite di età), l'art. 1418 c.c. non legittima il recesso unilaterale dal rapporto di lavoro ritenendo imperativa la normativa regionale che esclude la prosecuzione di incarichi dirigenziali oltre il compimento del settantesimo anno di età, in quanto il rapporto è disciplinato dalle disposizioni codicistiche e dalle leggi sul lavoro subordinato nel settore privato, come tali di esclusiva competenza statale. 

In tema di pubblico impiego privatizzato, nella fase relativa al conferimento dell'incarico è riconosciuta al datore di lavoro pubblico un'ampia discrezionalità nella scelta del contraente, sicché non sorge un diritto soggettivo alla stipulazione del contratto, dal quale dipende, in via esclusiva, l'assunzione dell'incarico dirigenziale, pur essendo configurabili in favore dell'interessato situazioni soggettive di diritto privato, derivanti dalla soggezione dell'amministrazione ai principi di imparzialità e buon andamento, da applicare in modo analogo alle clausole di buona fede e correttezza che presiedono i rapporti interprivati. Nella fase successiva alla stipulazione del contratto individuale di lavoro a tempo determinato, invece, l'atto unilaterale con il quale l'amministrazione recede illegittimamente dal contratto ha gli stessi effetti di un recesso contrattuale fra privati, atteso che anche la revoca dell'incarico non ha natura autoritativa (al pari del conferimento dell'incarico) ed è assunta con la capacità e i poteri del datore di lavoro privato (fattispecie in tema di incarico dirigenziale in favore di soggetto esterno alla struttura organica dell'ente). 

Cassazione civile sez. lav. 31/07/2012 n 13710

In tema di pubblico impiego privatizzato, i principi di temporaneità degli incarichi dirigenziali e di non applicabilità dell'art. 2103 c.c. al conferimento e revoca degli incarichi, comportano che il dirigente pubblico può rimanere privo di incarico, senza per questo perdere lo status di pubblico dipendente con qualifica dirigenziale (ad esempio, prima dell'assegnazione del primo incarico, negli intervalli tra un incarico e l'altro, o perché collocato in disponibilità) e, se licenziato illegittimamente, ha diritto ad un risarcimento ridotto (quello relativo al dirigente senza funzioni), senza che tale disciplina rappresenti una violazione di principi costituzionali. 

Corte Costituzionale  23/11/2011 310

È costituzionalmente illegittimo - per contrasto con l'art. 117 cost. - l'art. 15 l. reg. Calabria n. 34 del 2010, nella parte in cui prevede che per eccezionali ragioni di continuità nell'azione amministrativa restano validi gli incarichi dirigenziali conferiti in data anteriore al 17 novembre 2010, in violazione della competenza legislativa statale in materia di ordinamento civile. 

Tribunale Roma sez. lav. 14/11/2011

È inammissibile la domanda di attuazione coattiva della pronuncia cautelare di illegittimità della revoca di un incarico di capo dipartimento della Presidenza del consiglio dei ministri, anche mediante ufficiale giudiziario o nomina di un commissario ad acta, in quanto la componente fondamentale dell'attività del dirigente apicale è integrata da aspetti operativi (indirizzi, direttive ed obiettivi) che implicano un rapporto collaborativo diretto con l'organo di governo; di conseguenza, non appare possibile adottare in sede giudiziale misure concretamente idonee a tutelare, senza la collaborazione dell'organo di governo, l'interesse presidiato dal diritto riconosciuto. 

T.A.R. Roma sez. II 30/09/2011 n 7636

Le fattispecie previste dall'art. 24 del regolamento di amministrazione dell'Agenzia delle Entrate non sono riconducibili nell'ambito degli incarichi di temporanea reggenza, implicando piuttosto il conferimento di veri e propri incarichi dirigenziali a soggetti privi della relativa qualifica, così collocandosi in rotta di collisione con i principi di cui agli artt. 19 e 52, d.lg. n. 165 del 2001. 

Cassazione civile sez. lav. 26/09/2011 n 19630

In tema di pubblico impiego privatizzato, gli atti di conferimento degli incarichi dirigenziali costituiscono provvedimenti di natura negoziale, come tali soggetti alle regole di controllo dei poteri privati; in tale contesto, la natura fiduciaria dell'incarico trova contemperamento nell'esigenza che la selezione degli aspiranti avvenga nel rispetto delle regole di buona fede e correttezza, che si impongono ad ogni datore di lavoro, e di quelle specifiche di imparzialità e buon andamento che l'art. 97 cost. prescrive per il datore di lavoro pubblico, sulla base della considerazione che la sottoposizione del rapporto di pubblico impiego alle regole comuni del diritto del lavoro non implica pure la privatizzazione dell'amministrazione che assume la veste di datore di lavoro (fattispecie in tema di incarico dirigenziale nel settore sanitario). 
Corte Costituzionale  25/07/2011 n 246

È costituzionalmente illegittimo l'art. 19, comma 8, d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, come modificato dall'art. 2, 159 d.l. 3 ottobre 2006 n. 262, conv. con modificazioni dalla l. 24 novembre 2006 n. 286 (nel testo vigente prima dell'entrata in vigore dell'art. 40 d.lg. 27 ottobre 2009 n. 150), nella parte in cui dispone che, nelle amministrazioni dello Stato, gli incarichi di funzione dirigenziale conferiti, ai sensi del comma 6 del medesimo art. 19 d.lg. n. 165/2001, a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non appartenenti al ruolo dirigenziale dell'amministrazione conferente, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al governo. 

Deve essere dichiarata, in relazione agli art. 97 e 98 cost., l'illegittimità costituzionale dell'art. 19 comma 8 d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, come modificato dall'art. 2 comma 159 d.l. 3 ottobre 2006 n. 262, conv., con modificazioni, dalla l. 24 novembre 2006 n. 286, nella parte in cui prevede che gli incarichi di funzione dirigenziale, conferiti ai sensi del comma 6 del medesimo art. 19 d.lg. n. 165 del 2001, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. Come è stato precisato con la sentenza n. 124 del 2011, "se è illegittima una norma che, per una sola volta e in via transitoria, disponga la cessazione automatica di incarichi dirigenziali, a prescindere da ogni valutazione circa l'operato dei dirigenti, a maggior ragione deve ritenersi illegittima una disposizione che consenta di replicare un simile meccanismo per un numero indeterminato di future occasioni". Restano assorbiti gli altri profili di censura. 

È costituzionalmente illegittimo l'art. 19 comma 8 d.lg. 30 marzo 2001 n. 165, come modificato dall'art. 2, comma 159 d.l.3 ottobre 2006 n. 262, conv., con modificazioni, in l. 24 novembre 2006 n. 286, nel testo vigente prima dell'entrata in vigore dell'art. 40 d.lg. 27 ottobre 2009 n. 150, nella parte in cui dispone che gli incarichi di funzione dirigenziale conferiti ai sensi del comma 6 del medesimo art. 19 d.lg. n. 165 del 2001, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. La disposizione censurata, prevedendo un meccanismo di cessazione anticipata del rapporto di ufficio, quale effetto automatico del mutamento di governo (cosiddetto spoils system), che è applicabile ad incarichi dirigenziali, anche non apicali, conferiti "a persone di particolare e comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione", vìola, in carenza di idonee garanzie procedimentali, i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità e, in particolare, il principio di continuità dell'azione amministrativa che è strettamente correlato a quello di buon andamento dell'azione stessa. In tali situazioni, occorre, infatti, assicurare la presenza di un momento procedimentale di confronto dialettico tra le parti, nell'ambito del quale, da un lato, l'amministrazione possa esternare le ragioni - connesse alle pregresse modalità di svolgimento del rapporto anche in relazione agli obiettivi programmati dalla nuova compagine governativa - per le quali ritenga di non consentirne la prosecuzione sino alla scadenza contrattualmente prevista e, dall'altro, il dirigente, a garanzia del proprio diritto di difesa, possa prospettare i risultati delle proprie prestazioni e delle competenze organizzative esercitate per il raggiungimento degli obiettivi posti dall'organo politico e individuati nel contratto a suo tempo stipulato (sentt. n.103, 104 del 2007, 161, 351, 390 del 2008, 34, 81, 224 del 2010). 

Consiglio di Stato sez. III 13/04/2011 2293

Rientra nella giurisdizione del g.o. la controversia avente ad oggetto il conferimento dell'incarico di direttore di unità operativa complessa all'interno di una struttura ospedaliera, trattandosi di scelta fiduciaria del Direttore generale nell'ambito di una rosa di candidati individuata dalla Commissione non a conclusione di una valutazione comparativa degli stessi e senza predisposizione di una graduatoria, ma sulla base di un giudizio di idoneità, come risulta dal combinato disposto degli art. 15 ter comma 2, d.lg. 30 dicembre 1992 n. 502 e 19 e 26 comma 2, d.lg. 30 marzo 2001 n. 165. 

Corte Costituzionale  11/04/2011 n 124
 
È costituzionalmente illegittimo l'art. 19, comma 8, d.lg. 30 marzo 2001 n. 165 - nel testo vigente prima dell'entrata in vigore dell'art. 40 d.lg. 27 ottobre 2009 n. 150 - nella parte in cui dispone che gli incarichi di funzione dirigenziale generale di cui al comma 5 bis, limitatamente al personale non appartenente ai ruoli di cui all'art. 23 d.lg. n. 165 del 2001, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. Premesso che lo spoil system può considerarsi legittimo solo in riferimento a posizioni apicali e non anche per incarichi dirigenziali che comportino l'esercizio di compiti di gestione e premesso altresì che anche per i dirigenti esterni all'amministrazione che attribuisce l'incarico devono sussistere specifiche garanzie idonee ad assicurare la tendenziale continuità dell'azione amministrativa, la disposizione censurata contrasta con tali principi, e viola quindi l'art. 97 cost., in quanto prevede un meccanismo di spoil system che riguarda i titolari di tutti gli incarichi previsti dall'art. 19 d.lg. n. 165 del 2001, compresi gli incarichi di livello dirigenziale generale; si applica agli incarichi a dirigenti pubblici non appartenenti ai ruoli dell'amministrazione conferente; e, infine, opera a regime, essendo cioè destinata a trovare applicazione in occasione di ogni futuro avvicendamento di Governo (sentt. n.233, del 2006, 103, 104 del 2007, 161, 351, 390 del 2008, 34, 81, 224 del 2010). 

È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 97 cost., l'art. 19 comma 8 d.lg. 30 marzo 2001 n. 165 (Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) - nel testo vigente prima dell'entrata in vigore dell'art. 40 d.lg. 27 ottobre 2009 n. 150 - nella parte in cui dispone che gli incarichi di funzione dirigenziale generale di cui al comma 5 bis, limitatamente al personale non appartenente ai ruoli di cui all'art. 23 d.lg. n. 165 del 2001, cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo. Tale norma, infatti, prevede un meccanismo di spoil system che riguarda i titolari di tutti gli incarichi previsti dall'art. 19 d.lg. n. 165 del 2001, compresi gli incarichi di livello dirigenziale generale; si applica agli incarichi a dirigenti pubblici non appartenenti ai ruoli dell'amministrazione conferente; e, infine, opera a regime, essendo cioè destinato a trovare applicazione in occasione di ogni futuro avvicendamento di Governo. In tal modo, essa si pone in contrasto con una serie di principi già affermati dalla giurisprudenza costituzionale, secondo cui lo spoil system può considerarsi legittimo solo in riferimento a posizioni apicali e non anche per incarichi dirigenziali che comportino l'esercizio di compiti di gestione; e, d'altra parte, anche per i dirigenti esterni all'amministrazione che attribuisce l'incarico devono sussistere specifiche garanzie idonee ad assicurare la tendenziale continuità dell'azione amministrativa. Sull'illegittimità costituzionale di un sistema di spoil system analogo a quello in esame, ma previsto in via transitoria, v. la sentenza n. 161 del 2008. Sulla legittimità costituzionale dello spoil system per le figure apicali, v. la sentenza n. 233 del 2006. Sull'illegittimità costituzionale dello spoil system in generale, v., tra le altre, le sentenze n. 103 del 2007 n. 351 e n. 390 del 2008 n. 34 n. 81 e n. 224 del 2010. 

Tribunale Roma sez. lav. 09/03/2011

È nullo per violazione di norma imperativa il provvedimento di conferimento dell'incarico dirigenziale a soggetto non appartenente ai ruoli dirigenziali dall'amministrazione, adottato sulla base di elementi di valutazione del tutto generici e senza predeterminare e rendere conoscibili i criteri di scelta (fattispecie in tema di incarico di dirigente generale presso il Consiglio nazionale delle ricerche, nella quale il tribunale ha ordinato la rinnovazione della procedura, respingendo la domanda di risarcimento del danno da perdita di chance). 

I limiti percentuali previsti dall'art. 19 d.lg. n. 165 del 2001 per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni si applicano direttamente agli enti pubblici non economici, atteso che la potestà di adeguamento ai principi della disciplina statale non riguarda gli incarichi a soggetti non appartenenti ai ruoli dirigenziali, per i quali valgono i vincoli dell'art. 19, commi 6 e 6 bis, d.lg. n. 165 (fattispecie in tema di incarico di dirigente generale presso il Consiglio nazionale delle ricerche conferito a soggetto non appartenente ai ruoli dell'ente). 

Corte appello Potenza  15/02/2011

È infondata, per difetto dell'imputabilità dell'inadempimento alla p.a., la domanda di risarcimento del danno conseguente a revoca anticipata dell'incarico dirigenziale disposta ai sensi di disposizione di legge, dichiarate costituzionalmente illegittime, che prevedevano la cessazione degli incarichi dirigenziali non confermati entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge medesima (c.d. "spoils system"), in assenza di una richiesta del dirigente di ripristino dell'incarico che sia precedente alla scadenza naturale del contratto, con valore di costituzione in mora dell'amministrazione riguardo al pagamento delle retribuzioni. 

Cassazione civile sez. lav. 02/02/2011 n 2459

La struttura del trattamento economico del dirigente si compone di una retribuzione fissa, collegata alla qualifica rivestita dal dirigente e determinata dai contratti collettivi, e di una retribuzione accessoria consistente nell'indennità di posizione (che varia secondo le funzioni ricoperte e le responsabilità connesse, in base ad una graduazione operata da ciascuna amministrazione) e nell'indennità di risultato (finalizzata a remunerare la qualità delle prestazioni e gli obiettivi conseguiti); tale struttura del trattamento accessorio rivela che la retribuzione di posizione riflette il livello di responsabilità attribuito con l'incarico di funzione mentre la retribuzione di risultato corrisponde all'apporto dato dal dirigente in termini di produttività o redditività della sua prestazione; a riprova di tale assunto legittimamente è prevista una pluralità di fasce retributive anche nell'ambito di una medesima qualifica dirigenziale. Se ne ha come conseguenza che il dirigente amministrativo non ha diritto alla stessa misura della retribuzione accessoria prevista per il dirigente medico pur appartenendo alla stessa area. 

Cassazione civile sez. VI 12/10/2010 21088

Nel conferire gli incarichi dirigenziali, le p.a. sono obbligate ad effettuare valutazioni anche comparative fra gli aspiranti, non limitandosi a riscontrare le capacità e le attitudini del soggetto prescelto. 





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